Russia

Ascesa e declino dell’Anzhi, dai potassio-rubli al fallimento

Daghestan, Russia, inizio anni ’90. Mentre l’impero si sta disgregando a Makhachkala, capoluogo della Repubblica, una nuova realtà calcistica sta nascendo.

Qui sino ad inizio anni ‘90 era presente solo la Dinamo, club oggi sciolto che ha avuto un passato in Seconda e terza serie sovietica prima e russa poi. Una storia da comprimaria in un Paese che a livello calcistico non ottenne i successi delle potenze pallonare occidentali ma che regalò soddisfazioni come l’Europeo del 1960 o le Olimpiadi del 1988.
Al che, correva l’anno 1991, fu fondato il Futbol’nyj Klub Anži da Aleksandr Markarov, ex giocatore della Dinamo, e dall’imprenditore Magomed-Sultan Magomedov. La squadra prese inizialmente parte al torneo regionale daghestano e le cose andarono per il verso giusto: nel primo anno le gare vinte furono 16 su 20 e fu promozione.

Dopo il collasso dell’URSS l’Anzhi si ritrovò a disputare i campionati di seconda serie russa. Anche qui la realtà si dimostrò solida e dopo anni al vertice e buone prestazioni in coppa nazionale nel 1996 arrivò il primo, sospirato esordioin massima serie.
Nel decennio successivo la squadra venne nuovamente retrocessa salvo poi sotto la guida di mister Tetradze ottenere nuovamente la promozione in massima serie nel 2009. Ed è qui che le cose si fecero serie…o strane.

Fino ad allora l’Anzhi era stata un’attrice secondaria del panorama calcistico russo: certamente non una realtà sconosciuta, una compagine apprezzata a livello locale, ma i centri del “potere” erano altri. Mosca, San Pietroburgo, a volte persino Vladikavkaz. Potremmo paragonarla al Lecce di oggi.

Suleyman Kerimov - Wikipedia
Sulejman Kerimov, miliardario russo

Nel gennaio del 2011, il club venne rilevato da Sulejman Kerimov, magnate del potassio nato proprio a Makhachkala.
Kerimov investì fortemente per rendere competitivo il club, ingaggiando per primo il leggendario Roberto Carlos, 38 anni e proveniente dal Corinthians, che divenne capitano. Il mercato fu faraonico ed in Russia arrivarono:
Jucilei: 10 milioni di €
Diego Tardelli: 5 milioni di euro
Mbark Boussoufa: 8 milioni di euro
Balázs Dzsudzsák: 14 milioni di euro
Jurij Žirkov: 15 milioni
Samuel Eto’o dall’Inter: 25 milioni di euro che percependo uno stipendio di 20,5 milioni di euro per tre anni, diventò per un breve periodo il calciatore più pagato nella storia del calcio.

Pour Samuel Eto'o, les supporters russes ne sont pas plus racistes ...
Samuel Eto’o, stella indiscussa della squadra

La prima stagione però non fu esaltante, vista la fisionomia completamente nuova della squadra: quattro allenatori si alternarono ed in primavera la società decise di fare affidamento su un personaggio non banale: Guus Hiddink, che firmò un sontuoso contratto da 10 milioni a stagione. La squadra, sì stellare ma difficile da amalgamare arrivò quinta a fine anno. La stagione successiva (2012-2013) andò meglio tanto che i gialli giunsero terzi in campionato, in finale di Coppa di Russia e agli ottavi di Europa League dove vennero eliminati dal Newcastle. Tutto questo fu indubbiamente facilitato dalle altre stelle acquistate nel contempo, tra cui l’ex madridista Lassana Diarra e soprattutto il giovane Willian dallo Shakhtar Donetsk.

Molte volte però realtà costruite in un batter d’occhio possono crollare altrettanto velocemente. Kerimov, colui da cui tutto partì, soffrì pesanti perdite economiche nell’estate 2013 a causa della crisi della sua compagnia di estrazione del potassio (la Uralkali) che ebbe strascichi giudiziari in Bielorussia, in Russia ed in Francia.

E la “favola” finì.
Il 22 luglio 2013 Hiddink si dimise e venne promosso allenatore il suo vice René Meulensteen. Non sappiamo se il buon Guus avesse il sentore che l’ascesa dell’Anzhi stesse per finire; lui stesso però dichiarò di essere “convinto che il club abbia un grande futuro” e di essere “felice di aver fatto parte di questo grande progetto calcistico” adducendo come motivazione il fatto di avere l’impressione che la sua missione all’interno del club fosse finita.

Un tipico “undici” dell’Anzhi nel 2012

Non solo la sua, di missione. René Meulensteen il 7 agosto venne esonerato da una proprietà che aveva deciso di smantellare tutto. Il budget crollò e passò da essere quello di una squadra con ambizioni di titolo a quello di una onesta pretendente alla salvezza.
Praticamente tutti i calciatori giunti negli anni precedenti vennero venduti o rescissero il contratto. I russi generalmente rimasero in patria (come Zhirkov o Kokorin, che passarono alla Dinamo Mosca) mentre le stelle straniere si trasferirono all’estero. La squadra, composta perlopiù da giovani, disputò comunque il campionato ma l’esito fu disastroso: nessuna vittoria nel girone d’andata, solo tre nel girone di ritorno e ultimo posto finale. Meglio in Europa League dove incredibilmente l’Anzhi giunse fino agli ottavi venendo poi eliminato dall’AZ Alkmaar.

Pur rimanendo nelle mani di Kerimov, negli anni successivi l’Anzhi tornò ad essere quella che era sempre stata: una squadra di medio livello che ottenne la promozione con un budget ridotto e disputò stagioni discrete in Prem’er Liga per qualche anno. A fine 2016 l’oligarca vendette a Osman Kadiyev, ex presidente dell’altra squadra di Makhachkala, la Dinamo, fallita dieci anni prima.

Negli ultimi anni ulteriori vicissitudini hanno affossato ulteriormente la società. La retrocessione sul campo nel 2018-2019 si accompagnò a debiti altissimi che impedirono l’iscrizione alla seconda serie. In questa stagione così l’Anzhi, con una rosa composta principalmente da giovanissimi (l’età media è di meno di vent’anni), si è iscritto al girone sud della terza serie raccogliendo appena 10 punti in 19 partite. Una situazione che, prima dello stop ai campionati, appariva disperata. Un dissesto finanziario e sportivo condiviso solo con una realtà, in classifica sotto di due punti e che ha passato simili vicissitudini societarie: si tratta dello Spartak Vladikavkaz ed è l’erede dell’Alania, leggendaria vincitrice del campionato 1995. Ma questa è un’altra storia.

Andrea Giuseppe Tommasi
Appassionato di storia russa e di calcio, le competenze cultural-sportive di Andrea non si limitano solo all'Europa dell'Est ma spaziano dall'Eredivisie al campionato mongolo. Ora basta incensarmi però che è l'una di notte e sono ancora sveglio solo perché se no non digerisco la polenta.

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