Baltico Estonia

Il meraviglioso cammino dell’Estonia verso Euro 2012

Il tempo, nel calcio, scorre veloce. I successi di ieri, le partite vissute con trasporto ed emozione, vengono spesso dimenticati dai più. Sebbene eventi come il Mondiale di Germania 2006 siano immortali nella memoria degli appassionati del nostro paese, altri scivolano facilmente nell’oblio. È il caso, spesso, dei match di qualificazione ai grandi eventi come campionati mondiali o europei, che non riscuotono grande interesse (a meno di clamorose debacle) presso il pubblico di Paesi normalmente abituati a dominare il proprio girone. Chi si ricorda almeno una partita del gruppo C sulla strada di Euro 2012? Noi italiani, forse, ricorderemo solo la vergogna di Genova e gli ultras serbi, Ivan Bogdanov, la partita mai conclusasi. Ma un estone probabilmente risponderebbe in maniera diversa.

Delle nazionali post sovietiche, ad eccezione di Russia e Ucraina, solo la Lettonia è stata capace di qualificarsi ad un grande evento (Euro 2004) dopo la caduta del regime. Le squadre baltiche, in particolare, sono sempre state relegate ai margini del panorama calcistico europeo, sia a livello di club sia a livello di nazionali maggiori.

L’inizio di un sogno

Nel 2012, eppure, la piccola Estonia quasi completò l’impresa, proprio nel girone dell’Italia. Le “stelle” della squadra erano il portiere Sergei Pareiko, militante nel russo Tomsk, il difensore Ragnar Klavan, ora centrale del Cagliari e allora affermato giocatore di Eredivisie nell’AZ Alkmaar, e il fantasista Vassiljev, russofono giramondo allora nel campionato sloveno. In un gruppo comprendente Italia, Serbia, Slovenia, Irlanda del Nord e Far Oer, nel quale forse solo quest’ultima selezione le era inferiore, l’Estonia finì per rappresentare la classica mina vagante. Persino l’Italia, vincente in entrambi i confronti coi baltici e dominatrice del gruppo, faticò a Tallinn, vincendo una brutta, sporca partita in rimonta 2-1 con le reti di Cassano e Bonucci.

Forse tutto ciò non sarebbe accaduto senza i gol allo scadere alla prima giornata di Saag e Piiroja, che ribaltarono il sorprendente 0-1 delle isole Far Oer nella A. Le Coq Arena. La successiva, onorevole, sconfitta casalinga con l’Italia era però pronosticabile, e anzi diede fiducia agli uomini dell’allora CT Tarmo Rüütli. Ciò che non era previsto fu invece l’impresa forse maggiore della storia recente estone: in un Marakana di Belgrado gremito la Serbia fu sconfitta 3-1. Sei punti in tre partite, secondo posto, l’inizio di un sogno.

Konstantin Vassiljev, oggi militante nel Levadia Tallinn

La sconfitta successiva di misura con la Slovenia sembrò smorzare le velleità della squadra; ma il livello simile delle altre selezioni alle spalle dell’Italia fece sì che il girone rimanesse equilibrato ed estremamente incerto. Se i gol di Saag e Piiroja furono l’inizio di tutto, certamente un momento cruciale fu il gol di Vassiljev a Tallinn contro la Serbia all’84’, che portò il risultato in parità e mantenne viva la competizione.

E come nelle montagne russe, dopo la salita, la discesa fragorosa. Due sconfitte, una addirittura a Torshavn, l’altra a Modena, nessun gol fatto. Qualificazione compromessa? No. Tre meravigliose vittorie, 4-1 in casa contro l’Irlanda del Nord, 2-1 in Slovenia e nuovamente 2-1 nell’Ulster, portarono l’Estonia temporaneamente al secondo posto in attesa di Slovenia-Serbia: la prima eliminata, la seconda terza ad un solo punto: una vittoria ospite ed addio qualificazione. Ma il destino, chiamato in quell’occasione Dare Vršič, decise che allo spareggio dovevano andare i baltici. Il gol del centrocampista sloveno eliminò i serbi e regalò agli estoni uno storico secondo posto. La classifica recitava: Italia 26, Estonia 16, Serbia 15, Slovenia 14. E urlava a gran voce: spareggio!

Un triste epilogo

Non sempre le belle storie hanno un bel finale, e il finale di questa bello non fu certamente. Spareggio contro l’Irlanda, andata a Tallinn, 0-4, nessuna speranza. Il ritorno a Dublino, 1-1, si disputò per le statistiche e per le celebrazioni dei verdi. Ma il cammino di Vassiljev e compagni, ineguagliato al tempo, fu comunque strepitoso. E probabilmente rimarrà (ohinoi) ineguagliato nel prossimo futuro.

Andrea Giuseppe Tommasi
Appassionato di storia russa e di calcio, le competenze cultural-sportive di Andrea non si limitano solo all'Europa dell'Est ma spaziano dall'Eredivisie al campionato mongolo. Ora basta incensarmi però che è l'una di notte e sono ancora sveglio solo perché se no non digerisco la polenta.

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