Baltico Estonia Interviste

Vita da estoni: Raiko Mutle ed il Tulevik Viljandi

Premessa: questa intervista è stata registrata qualche tempo fa ed è stata poi riletta: nulla di sostanziale è cambiato. Nel contempo abbiamo avuto modo di visitare Viljandi e di conoscere l’intervistato oltre al gentilissimo dirigente Rain Tölpus, amico di Raiko, che ci ha per tre ore fatto da guida turistica a Viljandi, 15.000 abitanti, ed alle sue strutture. Ma cominciamo!

Abbiamo contattato Raiko Mutle, nientemeno che il presidente del Viljandi Tulevik, squadra di prima serie estone che negli ultimi anni ha saputo ritagliarsi uno spazio importante nel calcio di questo Paese. Raiko è stato davvero gentile a concederci questa intervista in cui ha spiegato nel dettaglio il suo percorso di presidente-giocatore-allenatore all’interno del club e lo sviluppo di quest’ultimo sotto tutti gli aspetti: un vero approfondimento sul calcio di provincia estone.

Ringraziamo infinitamente il presidente ed invitiamo tutti a seguire le pagine Facebook e Instagram del club, sempre ben aggiornate. Buona lettura!

Raiko Mutle, il presidente.

Buongiorno Raiko! Solo 34 anni, già presidente e in passato giocatore e allenatore del Viljandi Tulevik, squadra di Meistriliiga della tua città. Quali sono le principali ragioni che ti hanno fatto decidere di rimanere e sviluppare la tua carriera (o…le tue carriere) in questo club?

(ride) Credo che non fossi abbastanza bravo da giocatore per attirare l’attenzione dei club più grandi…sebbene la mia carriera da non sia andata come sperassi, come per esempio è successo per il mio ex compagno di squadra Ragnar Klavan (attuale difensore del Cagliari con più di 120 presenze in Nazionale ndr), posso dire senza il minimo rimpianto che era destinata ad andare così.

Sono sempre stato orgoglioso del mio club e della mia città. Col passare del tempo, visto che il mio percorso non mi ha portato verso altri club, il mio senso di campanilismo è cresciuto progressivamente. Si, per un anno o giù di lì sono stato al Flora Tallinn, ma ho perso l’intera stagione per un infortunio. Al tempo si usava far allenare ai giocatori infortunati le squadre giovanili così che potessero guadagnarsi lo stipendio. Quello è stato il momento in cui ho trovato la mia vera strada: allenare.

La vita nella capitale però non faceva per me e stavo cercando delle opportunità per tornare nella mia città. Ho trovato un “lavoro normale”, ho allenato e per un po’ ho giocato solo per divertimento. Nel 2010 ho allenato come volontario una squadra locale di amici che giocavano nel livello più basso dei dilettanti. È stato un anno molto educativo culminato nell’offerta di allenare il Viljandi Tulevik.

Non è normale per un presidente essere così giovane. Perché hai deciso di prenderti questa responsabilità?

L’offerta di approdare al club è giunta nel 2011 ed ho accettato per un senso di responsabilità e rispetto per il club e per lo sviluppo del calcio locale. Mi sono ritrovato in un mondo sconosciuto. Ma ho immediatamente trovato le persone adatte a lavorare con me, persone con le mie stesse responsabilità, ed abbiamo iniziato a lavorare spalla a spalla. Abbiamo imparato tutto quello che sappiamo con la pratica. All’inizio allenare era il mio secondo lavoro ed oltre all’impiego manageriale e al mio lavoro “normale” addirittura giocavo! Abbiamo iniziato dalla terza serie e in due anni siamo stati promossi in seconda. In seguito siamo stati fortunati ad ingaggiare un manager con la licenza pro. Nei due anni successivi abbiamo raggiunto la promozione in Meistriliiga.

Nel periodo che ti ho descritto abbiamo portato il numero di giovani da 140 a 350; invece di 3 allenatori delle giovanili ora ne abbiamo 14; e il numero totale del personale si aggira attorno ai 20 individui. Oggi posso concentrarmi solo sul club e sul suo sviluppo ma oltre al lavoro di presidente sto anche seguendo due squadre delle giovanili.

In retrospettiva è stata davvero una decisione coraggiosa quella di prendersi carico del club. Dopotutto la mia esperienza consisteva in un singolo anno ad allenare una squadra di dilettanti, per quanto buono fosse stato il lavoro che ho fatto lì: avevamo concluso la stagione senza sconfitte ed il numero di spettatori era superiore a quello di molte squadre di categorie superiori, incluso il Tulevik Viljandi stesso che allora giocava in prima serie come squadra satellite del Flora. Penso che quell’anno sia stato decisivo per ottenere la fiducia del Tulevik e ricostruirlo.

Qual è la sfida più ardua nel gestire un club di Meistriliiga? Il budget? La burocrazia? Trovare sponsor? Costruire impianti sportivi adatti? O…

La prima cosa che ho fatto è stata concentrarmi sullo staff: trovarlo e formarlo. La nostra comunità, la gente di Viljandi, è stata una delle mie prime preoccupazioni.

Inizialmente le difficoltà più grandi erano la mancanza di esperienza e di conoscenze adatte. Col passare degli anni le abbiamo acquisite. Sono stato sempre aperto con tutti perché ho capito che non imparerò mai nulla lavorando da solo. Molte persone mi hanno volontariamente aiutato. Alcuni ora lavorano con me nel club, altri sono diventati dei collaboratori.

Le nostre ambizioni sono cresciute col tempo. Oggi la nostra difficoltà più grande è economica: trovare sponsor, ottenere sufficiente attenzione da parte delle istituzioni locali e dal governo, eccetera. Negli ultimi anni ho capito che queste però non sono solo difficoltà ma delle sfide. Questo fa sì che io trovi la motivazione per alzare il livello dei miei obiettivi.

Qual è il lato più divertente del tuo lavoro?

Ogni giorno è bello. Ma la cosa migliore è lavorare con la gente. Sono stato un “collare blu” per la maggior parte della mia vita ma ho cercato furiosamente di uscirne. Ho capito che ho bisogno di persone accanto a me, ho bisogno di comunicazione e di emozioni. Apprezzo moltissimo tutto quello che viene dalla gente: le inestimabili conoscenze e l’esperienza. Bisogna essere in grado di accoglierle.

Credo che sia questa la maniera in cui ho acquisito le mie conoscenze. Ho una laurea in marketing, ho fatto corsi da allenatore e ho studiato, e queste cose sono essenziali: ma non sono le più importanti.

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L’impianto del Tulevik

Il tuo club è divenuto una forza stabile della Meistriliiga negli scorsi anni. Pensi che abbia il potenziale per provare a qualificarsi ai preliminari di Europa League nelle prossime stagioni o credi che dobbiate focalizzarvi prima di tutto sull’evitare la retrocessione?

In tutti questi anni abbiamo sviluppato una linea di crescita e sviluppo sostenibili che sarà importante nel futuro. Il successo sportivo della prima squadra può solo arrivare attraverso lo sviluppo e la stabilità delle altre squadre (giovanili, femminili) della nostra società.

Vogliamo svilupparci passo dopo passo in tutti i livelli della piramide calcistica: giovanili, prima squadra, squadra femminile, giovanili femminili, coinvolgimento della comunità, scuole calcio, abilità e stabilità finanziarie etc. Non vogliamo che una qualsiasi di queste componenti cresca a spese delle altre.

Per essere competitivi in massima serie e per giocare per le posizioni di vertice dovremmo accrescere il nostro budget esponenzialmente. Il gap tra noi e i migliori club d’Estonia è ancora troppo ampio. Se parliamo a livello europeo stiamo considerando piccole, ridicole somme, ma nella piccola Viljandi perfino queste somme si possono racimolare solo con il lavoro duro.

Se avessi quindi tra I miei obiettivi la qualificazione ai preliminari europei o persino le posizioni di vertice in Estonia sarei già caduto in depressione. Abbiamo scelto un altro percorso e credo che nel lungo termine questo ci porterà lontano. Ad ogni modo, mai dire mai. Dopotutto lavoriamo per essere la miglior squadra d’Estonia, almeno in senso sportivo. È semplicemente la mentalità delle persone che fanno sport.

I giocatori che scegliete vengono tutti dall’Estonia o siete anche orientati ai campionati stranieri? Avete degli osservatori all’estero?

Ci occupiamo principalmente di sviluppare le giovanili. Ma per far crescere i ragazzi e per svilupparci abbiamo bisogno di competizione all’interno della nostra stessa società; oltretutto per mantenere un posto in Meistriliiga abbiamo bisogno di mantenere lo sviluppo del club ad un livello massimo.

Le nostre squadre giovanili non producono abbastanza talenti per le esigenze della prima squadra, e per questo non possiamo evitare di rivolgerci altrove. Ma quando effettuiamo operazioni di mercato guardiamo sempre prima in Estonia. Dato che non è un segreto che la scelta in Estonia è abbastanza limitata abbiamo anche avuto giocatori stranieri. Al momento due ragazzi africani sono in prova.

Però i giocatori stranieri comportano spese più alte, ed il nostro budget impone dei limiti. A volte perfino se abbiamo davvero bisogno di acquisire dei giocatori non possiamo permettercelo. Come ho detto prima: nulla deve essere sottratto a spese che servono per sviluppare le altre nostre attività. Abbiamo bisogno di mantenere stabilità in tutto, lavorare con il nostro settore giovanile e pur sempre di far scendere in campo una prima squadra competitiva.

Andrea Giuseppe Tommasi
Appassionato di storia russa e di calcio, le competenze cultural-sportive di Andrea non si limitano solo all'Europa dell'Est ma spaziano dall'Eredivisie al campionato mongolo. Ora basta incensarmi però che è l'una di notte e sono ancora sveglio solo perché se no non digerisco la polenta.

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