Armenia Caucaso Interviste

Tra i pali ad Erevan c’è un milanese: intervista a Valerio Vimercati!

Classe 1995, milanese, portiere dell’FC Noah in Armenia. A soli 24 anni Valerio Vimercati ha già viaggiato tanto come professionista del pallone tra Portogallo, Italia e Armenia e ha molto da raccontare. Lo abbiamo intervistato in esclusiva!

Valerio in azione con la sua nuova squadra

Ciao Valerio, sei arrivato ad Erevan per iniziare questa esperienza solo qualche settimana fa. Come giudichi il primo impatto con l’Armenia in termini di nuova squadra ma anche di vita personale?

Beh, nonostante abbia girato molto i primi giorni mi chiedevo dove fossi atterrato nonostante abbia girato molto! Poi però mi sono reso conto che il posto è tranquillo e la gente accogliente aldilà dei problemi della lingua. Qui infatti parlano solo armeno e russo e l’inglese lo sanno in pochi…

Anche a livello di squadra l’esperienza è diversa, qui sono professionisti come noi ma la vivono “all’armena” e noi all’italiana/europea: in termini di organizzazioni e di modo di operare i metodi sono diversi, qualcosa di completamente nuovo al quale però mi sono abituato facilmente. In generale, comunque, cercano di fare del loro meglio. Anche rispetto a qualche anno fa hanno voglia “di arrivare”, i progetti e gli investimenti stanno arrivando anche qui.

Qual è il parametro che per te più conta quando approdi in una nuova squadra? (bella città, qualità di vita, simpatia dei compagni, presidente presente, fama della squadra…stipendio…etc)

Non c’è un parametro preciso a parte, forse, la serietà del progetto. Ma sono io che decido. Quando scelgo una nuova squadra ho sempre in testa l’idea di farmi conoscere e cercare di essere migliore. Questo è valso anche quando approdai in Portogallo, dove in più occasioni fui eletto come miglior portiere della terza serie da vari siti: un risultato importante ed un obiettivo personale raggiunto.

Poi purtroppo non sono riuscito a salire perché nonostante tutti mi conoscessero non mi garantivano una titolarità, cosa che tutti i portieri cercano. Sono quindi tornato a casa ma non trovavo squadre che mi valorizzassero, mi sono fermato un po’ a riflettere e poi la chiamata dall’Armenia che sinceramente non mi aspettavo.

Per tornare alla tua domanda lo stipendio è una cosa di cui si tiene conto, e ho imparato questo perché nella prima squadra in Portogallo ho giocato un anno praticamente gratis perché la squadra aveva problemi finanziari…

Quale di questi parametri ha contato di più quando hai scelto il FC Noah?

Ha contato il progetto, l’FC Noah è una società appena fondata: andare dove c’è qualcosa di nuovo è sempre positivo perché la gente ha molta energia e voglia di fare. La città, Erevan, ha influito! Difficilmente sarei venuto in Armenia senza la possibilità di vivere nella capitale. Non è facile vivere da solo in un paese come questo e anche per i problemi di lingua, i servizi e tutte le possibilità al di fuori della vita calcistica la capitale è decisamente il luogo ideale. La decisione è stata presa all’improvviso. Mi sono detto che già parlo quattro lingue e che andandone ad imparare una quinta (il russo) avrò molte più possibilità di trovare un buon impiego una volta ritiratomi dal calcio.

Hai un obiettivo personale e di squadra che ti sei prefissato di ottenere quest’anno?

L’obiettivo personale è quello di far bene, di venire qui nonostante il livello di questo campionato non sia alto e soprattutto di venire per dimostrare che non sono “finito” qui, semplicemente mi ero stancato della categoria in cui ero e avevo voglia di cambiare, e volevo continuare a dimostrare ciò che avevo fatto in Portogallo.

L’obiettivo della squadra è qualificarsi ai preliminari di Europa League. Per fare questo bisogna innanzitutto arrivare nelle prime sei per entrare nel tabellone scudetto e non in quello retrocessione e non sarà facile: le prime tre (Pyunik, Banants e Ararat Armenia) sono molto più attrezzate, però la società sta investendo molto e bene e sta assumendo molta gente capace, magari l’obiettivo è realistico.

Chi è il portiere a cui ti ispiri?

Fin da piccolo mi chiamavano “il piccolo Dida”: da piccolo mi ispiravo a lui! In seguito mi sono rifatto a molti portieri, nessuno in particolare, perché sono stato in diversi Paesi e ho conosciuto altrettante scuole. Ad esempio il Portogallo, dove si palleggia di più rispetto all’Italia, mi ha fatto apprezzare questo tipo di interpretazione del ruolo. Ma ora non ho nessun punto di riferimento fisso.

La tua ambizione da giovane calciatore è sempre stata quella di esplorare i vari campionati o è una scelta che hai maturato col tempo?

La mia ambizione da giovane calciatore era di vivere giocando a pallone, non avrei mai pensato di emigrare. Non sono uno che pensa molto o spera molto, sono uno che prende le decisioni in base a quello che gli si pone davanti, non mi creo aspettative anche perché non ho molte fantasie, sono molto realista. Però mi piace quello che faccio ora perché è veramente bello viaggiare e conoscere il mondo facendo quello che si ama.

Naturalmente emigrare non è facile perché il rimanere distante dai propri amici e dalla propria famiglia è duro. Conosci persone fantastiche, ma è difficile mantenere i rapporti perché avere amici a 8 ore di viaggio non è semplice. Però ora che lo sto vivendo posso dire che sto “facendo un’Università”. Quello che non impari a livello culturale lo impari a livello di vita perché sei a contatto con genti e culture completamente diversi, è qualcosa che non cambierei nel mio percorso.

Ovviamente ciò non potrà andare avanti all’infinito perché questa è una vita solitaria: ma poi si impara a conoscere se stessi e ad avere sempre nuovi obiettivi. Si punta a realizzare i propri progetti e ci si rende conto che casa con l’aereo non è così lontana, e che vale la pena correre il rischio, superare i propri limiti e paure e sfruttare al massimo le poche opportunità.

Andrea Giuseppe Tommasi
Appassionato di storia russa e di calcio, le competenze cultural-sportive di Andrea non si limitano solo all'Europa dell'Est ma spaziano dall'Eredivisie al campionato mongolo. Ora basta incensarmi però che è l'una di notte e sono ancora sveglio solo perché se no non digerisco la polenta.

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