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Amarcord anni ’90: Oleg Salenko

Quando si parla di eroi per caso, spesso e volentieri si tende ad attribuire questo appellativo in maniera  superficiale ed affrettata. Ebbene, questo parrebbe non essere il caso di Oleg Salenko, professione capocannoniere. No, non si tratta di un errore responsabilmente commesso o di una burla di pessimo gusto, ma semplicemente di un tributo nei confronti di chi, nonostante non abbia avuto una carriera particolarmente brillante, è ugualmente riuscito ad imprimere il proprio marchio negli annali del calcio mondiale.

In pochi ricordano un primato che invece meriterebbe maggiore rispetto, se non altro perchè è stato raggiunto in occasione di un Campionato del Mondo zeppo di campioni, un torneo che purtroppo ha visto l’Italia di Sacchi soccombere sotto i colpi del caldo, dei rigori sbagliati e di una delle nazionali brasiliane meno talentuose di tutti i tempi. Dal Pallone d’Oro Baggio al sempreverde Milla, dall’elegante Bergkamp ad redivivo Maradona, dal talentuoso Stoichkov fino ad arrivare al biondissimo Klinsmann. Ognuno di questi, alla vigilia del torrido mondiale americano, è stato inserito  nella prestigiosa ed esclusiva lista dei possibili protagonisti. Se è vero che, in misura variabile, ognuno di loro ha risposto a quelle che erano delle legittime aspettative, l’eroe che mai attenderesti arriva da lontano, da una nazione relativamente giovane la cui selezione non supererà una fase a gironi di ferro, condivisa con Svezia, Brasile e Camerun.

La maggior pare degli addetti ai lavori non aveva mai sentito nominare un calciatore il cui ruolino, all’arrivo sulla linea a scacchi, registrerà la bellezza di ben 5 reti. La coabitazione con Stoichkov non deve affatto trarre in inganno, sminuendo le cinque volte di un centravanti la cui carriera poteva e doveva essere maggiormente luminosa.

Egli nasce nel 1969 a Leningrado, una delle città simbolo di un’Unione Sovietica che,  dopo la sua dissoluzione, condurrà Oleg a cercare fortuna in Spagna, dove vestirà la maglia del Logrones, dove metterà a segno 23 centri in un paio di stagioni. Pur arrivando da un’annata  piuttosto positiva in Liga (il cui livello non era certo quello attuale), Salenko sbarcò negli Stati Uniti con la consapevolezza di salpare, ai blocchi di partenza, dietro ai suoi compagni di squadra Radchenko e Yuran. Il calcio, tuttavia, non è mai stato una scienza esatta, composto da variabili che come d’incanto sono in grado di cambiare il corso degli eventi. Sarà questo il caso, con un infortuno che costrinse Yuran a rimanere ai box per l’ultimo match, del tutto ininfluente, con il Camerun. Qui, Salenko forzerà i battenti del perfetto anonimato per varcare l’ingresso della gloria.

Contro i Leoni d’Africa Salenko contribuirà con 5 gol a battere 6-1 una Nazionale in fase calante, il cui emblema era costituito da un Roger Milla ormai prossimo al ritiro. Dato per assodato che i “se” ed i “ma” non hanno mai reso celebre uno sport che si è invece sempre basato sulle gesta concrete di campioni che hanno aiutato i loro organici a vincere trofei ed a conquistare primati. Proprio per questo, ed a proposito di questi ultimi, Salenko è finora l’unico calciatore nella storia dei mondiali di calcio ad aver segnato 5 reti in un solo match. Forse, ad addensare il velo di oblio che avvolge questo calciatore fu il record raggiunto nel medesimo confronto proprio da Milla, che realizzò la rete della bandiera alla veneranda età di 42 anni e 39 giorni.

A soli 25 anni, per Oleg Salenko sembrarono a questo punto spalancarsi le porte del calcio che conta. La chiamata della vita arrivò, ed il mittente fu un Valencia desideroso di fare bene. Il bottino fu di soli 7 gol e di una cessione ai Rangers Glasgow che altro non fu che l’inizio di una giravolta di andirivieni che terminò nel 2001, nel Pogon Stettino (Polonia). Dopo quella partita memorabile, Salenko racimolò altre 6 apparizioni, una mesta carriera i cui numerosi infortuni hanno giocato un ruolo di primo piano. Sono sufficienti soli 5 gol ed un primato che nessuno rimembra a porre questo calciatore nel Monte Olimpo di un calcio ad oggi troppo spesso legato a nomi altisonanti? Forse no, ma come non innamorarsi calcisticamente di un uomo che, in una partita soltanto,  ha fedelmente reincarnato lo spirito e disegnato i connotati del gregario in cerca di riscatto? Stima assoluta!

Danilo Ciocca

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