Asia Centrale URSS Uzbekistan

Mikhail An, l’Uzbeko d’oro

Di Stefano Terranova, riadattato da Andrea Tommasi

Imeni Sverdlova Kolkhoz o, per dirla all’italiana, “Fattoria collettiva Sverdlov” è un piccolo villaggio agricolo vicino agli Urali quasi al confine tra la Russia e l’Uzbekistan. Essa sorse alla fine degli anni ’30 su ordine di Stalin per ospitare dei rifugiati particolarmente invisi al regime, profughi coreani. Cosa ci fanno dei coreani nell’URSS degli anni ’30?

Ebbene nel decennio precedente molti nordcoreani, dopo aver subito l’occupazione giapponese, preferirono emigrare nella neonata Unione Sovietica. Fino agli anni Trenta essi beneficiarono di una politica di relativa libertà culturale promossa dal regime sovietico: nell’estremo oriente russo potevano studiare in scuole in cui si parlava coreano e nei distretti in cui costituivano la maggioranza erano stampati giornali e riviste in coreano. Lo stalinismo mostrava però il suo volto più duro con l’inasprirsi della guerra: nel 1937 il Giappone invase la Manciuria cinese minacciando i confini sovietici, intanto la Pravda, il quotidiano di regime, prese ad accusare i coreani presenti sul territorio sovietico di essere spie nipponiche. Il 21 agosto del 1937 Stalin e Molotov firmarono una risoluzione che ordinava che tutti i coreani che vivevano nelle aree di confine con la Corea e la Manciuria fossero deportati in Kazakhstan e in Uzbekistan. Qui i coreani poterono costruire fattorie collettive per vivere, sfidando la natura poco favorevole.

Proprio a Imeni Sverdlova Kolkhoz il 19 novembre 1952 nacque Mikhail “Misha” Ivanovich An in un contesto in cui, con la morte di Stalin (avvenuta nel 1953) la condizione del suo popolo stava migliorando. VI coreani venivano impiegati nelle risaie, loro coltura tradizionale, e la loro condizione progressivamente migliorò andando di pari passo con la russificazione.

L’ascesa di An

Misha fin da bambino divenne allievo della squadra di calcio del Kolkhoz Sverdlov, allenato da Kim e Liang, già istruttore di Dmitry, fratello di Mikhail e futuro calciatore del Pakhtator, la squadra più titolata dell’Uzbekistan.

Come il fratello maggiore, Misha si distinse da subito per la grande visione di gioco e la precisione dei passaggi. Divenne interno di centrocampo a tutto campo. Nel 1968 riuscì ad iscriversi al collegio sportivo Titov di Tashkent e qui viene notato da Lyadin, tecnico federale che lo selezionò per la Nazionale giovanile dell’Uzbekistan. Era abitudine nell’URSS dell’epoca organizzare tornei giovanili tra le selezioni delle varie repubbliche ed il più importante era la “Coppa della Speranza”. Nell’edizione del 1970 il torneo venne vinto, a Tashkent nello stadio del Pakhtakor, dall’Uzbekistan guidato in campo proprio da Mikhail An, miglior calciatore del torneo.

Nel 1971 il giovane venne aggregato alla prima squadra: il suo debutto è datato 23 agosto 1971, contro la Dinamo Tbilisi battuta 5 a 1. Nella prima metà degli anni ’70 la linea d’attacco del club Tashkent vedeva in prima fila Mikhail An, Victor Varyukhin, Berador Abduraimov, Vladimir Fedorov e Vasilis Hadzipanagis (il futuro “Maradona greco”, ma questa è un’altra storia). Misha si segnalò come regista a tutto campo estremamente tecnico e poco fisico, era lui l’uomo dell’ultimo passaggio. La sua specialità era il lancio lungo con cui imbeccvaa Abduraimov e Fedorov. I suoi compagni di squadra, scherzando, ammettevano che “Misha vede con i suoi occhi obliqui meglio di tutti gli altri. E vedere è creare”.

Nelle stagioni a seguire An diventò il faro della squadra, l’uomo del lancio lungo e preciso che orientava il gioco del Pakhtakor. Con l’avvento di Kochetkov, An venne chiamato a partecipare maggiormente alla fase offensiva, e nel 1975 chiuse con 11 gol a referto. Nel 1978 affinando la sua intesa con Fedorov, punta centrale, riuscì ad essere eletto tra i migliori 33 calciatori dell’URSS. La stagione 1979 cominciò con un nuovo tecnico, Novikov, il quale si dichiarò stupito “per la sensazionale capacità di vedere il campo da parte di An”. Sempre nello stesso anno giocò come capitano della rappresentativa giovanile dell’URSS, nonostante la presenza di campioni carismatici come Kipiani. Con la squadra vinse il titolo europeo, il primo della sua storia al fianco di calciatori come Bubnov e Oganesyan. Con la nazionale maggiore debuttò il 29 settembre del 1974 a Roma contro la Nazionale italiana (risultato 1 a 1). Nel 1978, l’allenatore della nazionale Nikita Simonyan lo convocò per una partita amichevole a Teheran contro l’Iran, battuto poi 1-0. In seguito parteciperà ad un torneo negli Stati Uniti risultando tra i migliori tra i sovietici. Proprio quando Mikhail era all’apice della sua fama, il Destino irruppe in modo crudele.

Il tragico incidente

L’11 agosto 1979, due aerei Tu-134A si scontrarono contro Dneprodzerzhinsk. Uno stava volando da Tashkent a Minsk. A bordo c’erano 83 persone, tra cui Misha e altri 16 compagni di squadra. Il secondo aereo era partito da Chelyabinsk e si stava dirigendo a Chisinau con 89 passeggeri e sei membri dell’equipaggio. Come Valentino Mazzola, come Duncan Edwards, grandi campioni e grandi numeri 8 anche la bella favola di Mikhail An trovò il suo epilogo tra le nuvole.

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