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Sogno di una notte di mezzo inverno: Barcellona – Dinamo Kiev 0-4

Di Stefano Terranova

Quella sera del 5 Novembre del 1997 il Colonnello Valerij Vasylovich Lobanovskij ha già 59 anni. Una vita intera l’ha trascorsa sui campi di calcio ad inventare un calcio “consono” ai dettami etici del Socialismo reale dell’URSS, e per buona parte degli anni Ottanta c’era anche riuscito. Lo chiamavano “Calcio del 2000”, un gioco basato sulla inesistenza dei ruoli fissi, su una meticolosa preparazione fisica che consentiva alla squadra di praticare  un pressing altissimo e rapide ripartenze. Non esisteva il singolo nel gioco collettivo di Lobanovskij, esisteva la squadra. Una squadra in cui il regista, Aleijnikov, poteva fare lo stopper e il terzino, Demianenko, l’ala. Nell’86 l’URSS stupì il Mondo in Messico, ma fu stroncata agli ottavi dall’antico Catenaccio di Guy Thys; agli Europei nel 1988 sembrava fatta, tritata e confusa la “Giovine” Italia di Vicini mancava l’Olanda anarchica e individualista di Gullit, Koeman, Rijkaard e…Van Basten. Il Cigno di Utrecht, pur essendo il figlioccio sportivo di Cruijff, amava poco il gioco collettivo, era nato per essere più uguale (e sublime) degli altri e difatti quasi da solo annientò i sogni di gloria di Lobanovskij e dell’URSS. La Storia sembrava che dicesse al Colonnello – scienziato: bello il Calcio del 2000, utopistico e meraviglioso ma allo stesso tempo è anche fragile e incompiuto come tutte le Utopie.

Quella sera del 5 Novembre del 1997 Valerij Lobanovskij è al Camp Nou contro il Barcellona con il suo ultimo capolavoro sportivo, la Dinamo Kiev di fine anni ’90. Già, perchè Valerij Vasylovich è riuscito a formare per l’ennesima volta nel suo laboratorio una generazione di calciatori dorata. Dopo i capolavori delle Dinamo degli anni ’70, quella del figlio più caro Oleh Blokhin, e degli anni ’80, quella di Alexandr Zavarov e Oleh Beljanov, questa è più giovane e misteriosa. Ci sono Shovkovskijj, il portiere che giocherà fino a quasi 40 anni su buoni livelli, il terzino Luzhny, dimenticabile esperienza ai Gunners, il mediano Gusin e la coppia goal Sergey Rebrov, anche lui deludentissimo al Tottenham, e Andriy Shevchenko. L’Europa è incuriosita da questi giovani ucraini, soprattutto i due attaccanti  sono seguiti dai maggiori club europei, la Storia dirà poi chi e cosa è stato Andrij Shevchenko, l’ultima creatura calcistica del Pigmalione Lobanovskij.

Il Barcellona è allenato da Louis van Gaal ed è la nemesi dell’idea di calcio di Lobanovskij, una banda di stelle assolute che giocano in modo individualista per l’eterna rabbia del proprio tecnico. Il Barça ha già perso a Kijv per 3 a 0.. Quella sera Van Gaal sa di giocarsi l’accesso  agli ottavi, o vittoria o fuori dalla Champions in un girone che comprendeva Newcastle e PSV. A rileggerla quella formazione blaugrana vengono ancora i brividi: Vitor Baia e Fernando Couto in difesa sono aiutati da Sergi,Ferrer, Nadal e Amor colonne della Spagna, poi le Stelle Figo, Rivaldo (Palloni d’Oro 2000 e 1999) e il brasiliano Giovanni.

LA PARTITA

Quando Hugh Dallas, arbitro scozzese, fischia i 52.200 che riempiono il Camp Nou sono pronti a godersi la sicura vittoria della giovane erede del Dream Team blaugrana. In fondo quando il gioco si fa duro le “Stelle iniziano a giocare” e nulla potrà fare l”inconsistente” Calcio del 2000 del vecchio Lobanovkij.

Fin dai primi minuti è la Dinamo ad attaccare e il Barça è costretto a difendersi dalle aggressive folate degli ucraini. Al 9° fallo su Rebrov nella metà campo catalana, punizione battuta da Kalitvintsev, Shevchenko sale in cielo ed anticipa Vitor Baia. Barça 0 Dinamo 1. Camp Nou ammutolito con gli ucraini increduli festeggiano il vantaggio. Gli spagnoli non riescono a reagire, anzi sono ancora i “bianco blu” di Kijv ad attaccare e al minuto 27° Gusin si vede annullare il gol del raddoppio a causa di un fallo sul portiere. Mentre i blaugrana provano a scuotere con un tiro dalla distanza del capitano Luis Figo, la squadra di Lobanovskij contrattacca eseguendo alla perfezione gli insegnamenti del proprio maestro. Al minuto 32° Gusin da palla a Rebrov poco dopo la metà campo blaugrana e attacca la profondita, Rebrov la da a Shevchenko che al volo lancia ancora verso Gusin, sul lato destro,  e taglia all’interno dell’area di rigore; Gusin va sul fondo e crossa per la testa del rapidissimo Shevchenko che “uccella” l’insicuro Vitor Baia. Passaggi di prima, tagli in profondità il tutto a velocità doppia rispetto agli avversari. Barcellona 0 Dinamo Kijv 2. Poco prima della fine del primo tempo, minuto 44°, Shevchenko riceve l’ennesimo passaggio in profondità di Kalitvintsev e decide di sfidare da solo la difesa di Van Gaal, salta Couto, salta Sergi in area e in seguito di nuovo Couto lo stende in area, è rigore. Si incarica lo stesso numero 10 della Dinamo, palla a destra e Vitor Baia a sinistra. Barcellona 0 DInami Kijv 3.

Nel secondo tempo il canovaccio della partita non cambia, entra Maksimov e al 47° Sergi, ormai in confusione, rimedia il secondo giallo toccando la palla con la mano destra lasciando i suoi in dieci.

La partita termina del tutto con l’ennesimo pasticcio difensivo del Barcellona. Lancio in profondità di Maksimov, Shevchenko, saltato Couto con un delizioso stop a seguire, scatta sul filo del fuorigioco ma viene anticipato da Vitor Baia in uscita. Il portiere passa la palla a Ferrer che si addormenta con la sfera tra i piedi  lasciandosela rubare da Rebrov, il quale dalla distanza segna a porta sguarnita il quarto gol degli ucraini. MInuto 79° Barcellona 0 Dinamo Kijv 4. Gli spagnoli provano a segnare almeno il gol della bandiera ma la difesa ucraina costringe i propri avversari a velleitari tentativi da fuori. Quando Dallas fischia il Camp Nou copre di fischi i propri ragazzi in blaugrana, per il Barcellona è una delle sconfitte più pesanti in campo europeo.

Quella sera del 5 Novembre 1997 il Colonnello sorride, il suo “Calcio del 2000” e i suoi ragazzi hanno finalmente ribaltato la Storia. Una visione di Calcio collettivo e pianificato ha finalmente avuto la meglio su una squadra tutto talento e geniale improvvisazione.
L’anno dopo poi sfiorarono l’impresa, quella che è sempre mancata al colonnello…

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