Interviste

Non solo Europa dell’Est: viaggio nel professionismo italiano con mister Scanu

Abbiamo avuto ancora il piacere di discutere con Giovanni Scanu, allenatore dello Zimbru in massima serie moldava. Questa volta ci ha parlato della situazione di crisi che sta vivendo il movimento italiano in particolare nelle categorie minori.

Buongiorno, Mister. Il campionato moldavo, in cui lei lavora, è ancora tutto fermo e ci sono poche novità: parleremo dunque più della situazione in Italia e di ciò che sta accadendo in questo momento “dietro le quinte” relativamente alla riorganizzazione dei campionati.

Buongiorno! In effetti è così. Ad oggi sicuramente non si tornerà ad allenarsi prima di metà maggio e quindi il campionato non potrà che iniziare nel migliore dei casi a metà giugno.

Posso però esprimere la mia opinione sulla situazione italiana. E le dico che secondo me i campionati termineranno eccome.

Con che modalità?

Secondo me ad inizio giugno ricominceranno e finiranno per metà luglio, non compromettendo quindi la stagione successiva. A porte chiuse se necessario. Capisce quanti soldi ci sono in gioco? Se ci si ferma crolla tutto, e non solo per la Serie A.

E nel caso estremo in cui non ci fossero le condizioni per continuare?

Allora non ci saranno retrocessioni e verranno promosse le squadre che economicamente e sportivamente sono una spanna sopra le altre. Si pensi al Benevento, che ha un budget enorme per la B, al Monza, che parimenti sta dominando la Serie C, ed anche al Palermo, che pur non avendo matematicamente vinto il torneo (ha 7 punti sulla seconda) non può rimanere nei dilettanti.

I proprietari avrebbero molta influenza e peso nei confronti della Federazione?

Hanno un potere enorme, ma è ovvio. Patron che hanno speso fortune per allestire squadre fuori categoria e si vedessero negata la promozione farebbero ricorso ovunque, scoppierebbe il caos. Finora le tre squadre citate stanno meritando ampiamente la vittoria dei tornei ma verrebbero promosse anche se il campionato venisse sospeso e avessero un solo punto di vantaggio.

Quali sono i soggetti che nel mondo del calcio subiranno il danno più grande?

I calciatori e gli allenatori di Serie D. Questo perché pur essendo formalmente dilettanti si allenano come in Serie A e percepiscono stipendi che in moltissimi casi permettono loro di vivere. Ma i contratti sono di tipo diverso da quelli in vigore nei professionisti e meno vincolanti.  Purtroppo molte società non potranno pagare, falliranno e molte persone dovranno trovare un nuovo lavoro non necessariamente all’interno del mondo del calcio che, lo abbiamo capito tutti, verrà ridimensionato.

E qual è la categoria professionale meno tutelata tra i professionisti?

Purtroppo quella a cui appartengo, gli allenatori. Siamo poco tutelati a livello europeo, non solo in Italia. Non mi riferisco solo alla situazione attuale ma all’andamento generale. Se una società non paga gli stipendi ai giocatori giustamente riceve penalità importanti come multe ingenti, penalizzazioni in classifica ed anche l’esclusione dai tornei. Ma se non pagano allenatori e staff questo quasi mai succede.

Perché? Forse l’Associazione Italiana Calciatori ha più influenza?

Non so darmi una spiegazione. Il presidente dell’AIC Tommasi è una persona molto competente e seria. Ma come ho detto è un problema europeo. Parlavo con il mio amico Jacques, presidente del Transfer Matching System (TMS), l’organismo della FIFA che regola i trasferimenti internazionali dei calciatori, ed era d’accordo con me. Si sta battendo anche lui per la fine di questa discriminazione ed una protezione maggiore dei contratti. Ripeto: non parliamo solo di milionari ma di normali professionisti che già in tempi prosperi hanno poche tutele. Ora sono molto preoccupato per i colleghi, per i preparatori atletici e per le loro famiglie.

A lei sono mai capitati inconvenienti del genere?

Sì: nel 2009-2010 lavoravo come vice ad Alghero, in Serie C. Non sono stato pagato per 5 mesi e poi la società è fallita. Non ho visto un soldo.

Lasciamo ora da parte la pandemia e passiamo ad una panoramica più generale del calcio italiano, partendo dalla sua regione: la Sardegna.

In Serie C l’Olbia si stava riprendendo molto bene: pur non avendo vinto per un intero girone aveva compiuto una grande campagna acquisti invernale e ha poi vinto gare importanti. Sono convinto si salverà, anche perché è solida a livello societario ed è di fatto la squadra B del Cagliari.

In D la Torres stava compiendo un grande cammino sotto la guida di Mariotti. Le altre galleggiavano a metà classifica senza grandi prospettive.

E nelle due massime categorie?

C’è una enorme carenza a livello dirigenziale, non lo dico solo io. Ci sono situazioni paradossali. Le società che programmano e lavorano in modo serio senza improvvisare sono ben poche, e le conosciamo: l’Atalanta è la prima ma ce ne sono anche altre. Ha mai visto il centro sportivo del Chievo?

No…però so che il Chievo ha una ottima tradizione a livello giovanile.

Il Chievo ha un centro sportivo molto professionale ed una società che lavora bene. Come il Cittadella, che in 24 anni ha avuto solo 4 allenatori. Al contrario ci sono dirigenti incompetenti ed altri che hanno solo una funzione di rappresentanza. Come si fa ad esonerare Giampaolo dopo tre mesi quando tutti sanno che lavora a progetti di medio-lungo termine? Giampaolo non è Conte, che ottiene risultati subito, e decisioni come quella non hanno alcun senso.

Ciò che dice è vero, ma le sue non sono conclusioni trascendentali. Come hanno fatto Boban e Maldini, nel calcio da una vita, a non capirlo?

Probabilmente è stato deciso da qualcuno più potente di loro, ovvero dalla proprietà. Le ripeto: le società con dirigenti seri e capaci sono ben poche e Gasperini, uno dei tre migliori allenatori della Serie A al momento, l’ha trovata.

Quali sono gli altri due?

Antonio Conte e Simone Inzaghi, che in più ha il merito di saper lavorare a fianco di Lotito che, diciamo, ha modi di fare particolari alla pari di Cellino. Poi, certo, ci sono Sarri, che ha soluzioni offensive davvero geniali. Sono talmente elaborate che per qualsiasi giocatore, Ronaldo compreso, ci vuole un anno intero per assimilarle.  Per questo le sue squadre si vedono al secondo anno. Se parliamo di allenatori italiani in generale il mio preferito è probabilmente Ancelotti.

Un’ultima domanda relativa al suo passato: si informa ancora di ciò che succede in Lituania?

Si, sento spesso Raimondas Statkevicius, dirigente locale e mio ottimo amico con cui vado anche in vacanza assieme. La situazione lì non è molto negativa e probabilmente riprenderanno senza problemi.

Andrea Giuseppe Tommasi
Appassionato di storia russa e di calcio, le competenze cultural-sportive di Andrea non si limitano solo all'Europa dell'Est ma spaziano dall'Eredivisie al campionato mongolo. Ora basta incensarmi però che è l'una di notte e sono ancora sveglio solo perché se no non digerisco la polenta.

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