Russia Russia

“Ti ricordi di Alessandro Mostovoj?”…

Di Gas Stallone

Inizio così un mio racconto di un paio di anni fa, proprio da questo artista del calcio Sovietico prima, russo poi… Un po’ romantico come l’attore protagonista del film ” Il concerto” palma d’oro a Cannes anni fa.
Un po’ prima donna e pure certe volte burbero, numero 10 di prim’ordine, certe volte messo a dirigere il traffico a centrocampo altre volte messo a dare mano e “conforto assistenziale” al puntero di turno.

Nato calcisticamente in un’Unione Sovietica quasi con i fili staccati, ma già artista di primo piano nello Spartak Mosca di Romantsev, un gran bel trequartista che allora non andava molto di moda. E proprio con gli allenatori non andava d’accordo anzi era “l’anti allenatore” per eccellenza…
Girovagando per l’Europa ha conosciuto altissimi livelli con Benfica e Celta Vigo, lottato per non retrocedere con Strasburgo e Alves.

Un campione sempre sopra le righe, ma un campione rispettato e certe volte pure un po’sottovalutato, soprattutto per il carattere da prima donna
Facevano la strana coppia con Karpin al Celta Vigo, uno tutto serio, con le galoppate sulla fascia il biondo mezzo russo mezzo ucraino, sempre al” borderline” il secondo che andava sulle montagne russe vere e proprie le sue partite, capace di gol e assist fantastici, come di continue lamentele e certe volte accese discussioni con gli arbitri (suoi secondi nemici) culminati certe volte con espulsioni.

“Lo Zar” lo chiamavano, lo Zar del centrocampo di Vigo… Ma dopo il ritiro nel 2005 ha deciso che di sicuro non avrebbe fatto l’allenatore, questo era certo, per coerenza e filosofia , mica i politici d’oggi che cambiano casacca da un giorno all’altro….
Ma mesi fa , durante i mondiali di Russia che lasciò un po’ di freddo tra i giornalisti internazionali, parlando di allenatori e facendo paragoni tra i tanti , il nostro buon Mostovoj se ne uscì con un 5 minuti di filosofia zarista di centrocampo.

Il nativo di Lomonosov non è interessato alla carriera da allenatore. Anzi, il russo non sembra nutrire grande stima per i tecnici: “Gli allenatori sono più importanti fuori dal campo che dentro. Quando giocavo ascoltavo sempre le indicazioni dei miei allenatori, devono saper creare un gruppo, ma poi a far vincere le partite sono i giocatori. Siamo capaci tutti di fare gli allenatori e vincere facendosi comprare giocatori per 300 milioni. L’unica eccezione è stato Ranieri al Leicester City: mi piacerebbe vedere Mourinho all’Aston Villa con un budget di 30 milioni…”.

E poi il silenzio.
Ok non farà mai l’allenatore per scelta e convinzione, ma di sicuro un po’ visionario e indovino lo è! Chissà, magari un programma di magia non sarebbe male…
Firmato “lo Zar indovino”.

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