Armenia Caucaso

Il primo dei Mkhitaryan: Hamlet, stella armena morta troppo presto

Tutti conosciamo Henrikh Mkhitaryan, centrocampista della Roma e soprattutto giocatore più rappresentativo della Nazionale armena. In pochi nella nazione caucasica hanno raggiunto i suoi livelli, certamente nessuno gli si avvicina attualmente.

Uno, però, c’è stato, e non uno a caso. Era suo padre, e a detta dello stesso Henrikh i due si assomigliano molto. Hamlet Mkhitaryan, nato ad Erevan il 14 settembre 1962, purtroppo non c’è più: ha patito una delle morti più atroci, di tumore al cervello, nel 1996, quando il figlio aveva ancora sette anni.

Hamlet fu uno dei migliori giocatori del campionato sovietico degli anni ’80. Era il punto di forza dell’Ararat Erevan, compagine dell’oggi capitale armena che negli anni ’70 aveva addirittura vinto il torneo dell’URSS. Raggiunse la doppia cifra quasi ogni anno ed in un’occasione, nel 1984, si classificò secondo nella classifica cannonieri con 18 reti: era un attaccante rapido e dinamico di corporatura snella (pesava 67 kg), non troppo alto (1,74m).

Dopo essersi distinto nella Vysšaja Liga nel 1990 decise di emigrare, e verso una destinazione non banale: il Valence, in Francia, che militava allora in terza serie. Hamlet fu uno dei primi giocatori che dall’URSS (al tempo non ancora disgregatasi) si trasferì nell’”occidente calcistico” e la ragione per cui scelse la piccola cittadina sul Rodano fu che vi giocavano molti armeni. La diaspora di questo popolo in Francia è infatti numerosa, e le comunità tendono ad essere molto solidali ed unite: si può intuire quindi come in un tale contesto le difficoltà di adattamento per Hamlet e soprattutto per la sua famiglia (il figlio, Henrikh, era appena nato) fossero minori.

Con un giocatore di fatto di un’altra categoria il Valence ottenne il miglior risultato della propria storia, ovvero la vittoria del campionato e la promozione in Ligue 2; nel contempo altre vicende politiche e sportive portavano alla fondazione della Federazione calcistica armena e alle prime gare ufficiali della neonata Nazionale. Hamlet, giocatore ancora di alto livello, disputò due tra le prime partite contro Belgio e Cipro.

Mentre i figli crescevano oltralpe (Henrikh parla ancora fluentemente il francese) la famiglia decise di trasferirsi a Issy, alle porte di Parigi, per giocare con una squadra dal nome suggestivo: l’Ararat Issy, che oggi esiste ancora e si trova in sesta divisione. Qui Hamlet giocherà solo due partite, prima di sviluppare un terribile tumore che lo ucciderà in appena un anno. Fu allora che i Mkhitaryan tornarono in Armenia e che Henrikh entrò nelle giovanili del Pyunik per diventarne poi una stella ed iniziare la sua carriera internazionale. Carriera influenzata senza dubbio dal ricordo del genitore, morto quando aveva solo sette anni, a cui dichiarerà di essersi sempre ispirato.

Andrea Giuseppe Tommasi
Appassionato di storia russa e di calcio, le competenze cultural-sportive di Andrea non si limitano solo all'Europa dell'Est ma spaziano dall'Eredivisie al campionato mongolo. Ora basta incensarmi però che è l'una di notte e sono ancora sveglio solo perché se no non digerisco la polenta.

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