Baltico Lettonia

La mano del diablo: quando lo Skonto ammutolì il Camp Nou

La ricorderà a lungo, il buon Vladimir Babicevs, quella notte. La notte in cui lui, discreto ma non eccelso calciatore di Riga, assieme ad altri dieci eroi spaventò nientemeno che il Barcellona. Un rapido contropiede, una scivolata di rapina, e la palla che si insacca nientemeno che al Camp Nou. Al Barcellona, Vladimir! Al Barcellona hai segnato, non al Rezekne, al Dinaburg o al Metalurgs…un Paese, una neonata Repubblica, è in festa con te, e quel gol, quella prestazione, verranno ricordati negli anni a venire come tra i più grandi exploit nella storia del calcio lettone, anche se non come il più grande: quello, lo sappiamo tutti, avverrà qualche anno più tardi e il protagonista si chiamerà Maris, Maris Verpakovskis…ma quella è un’altra storia.

Siamo nel 2020, e della Lettonia calcistica a cavallo del millennio rimane ben poco. Lo Skonto non esiste più; la Nazionale, appannaggio della minoranza russofona, raccoglie pochi consensi tra il pubblico e pochissimi risultati sul campo. Il campionato, tra i più deboli del continente, è condizionato da investimenti estemporanei e non da una vera programmazione. Giocatori di rilievo, in prospettiva, ben pochi. Eppure ci fu un periodo in cui il movimento, per quanto minuscolo, si distingueva in altra maniera. Un periodo in cui la Nazionale raccoglieva addirittura successi europei. Un periodo in cui lo Skonto quasi vinceva in Champions League al Camp Nou…

Sia chiaro: il Barcellona non era certo quello di ora, e i lettoni non erano certo una potenza: ma l’evento, quella sconfitta per 3-2, fu di tale rilevanza che merita ancora di essere raccontato.

Era il 13 agosto 1997 e la Champions League aveva per la seconda volta in pochi anni cambiato forma. Inizialmente Coppa dei Campioni, poco dopo la dissoluzione di URSS e Jugoslavia aveva cambiato denominazione e aggiunto dei turni preliminari al fine di far fronte al maggior numero di squadre che vi sarebbero potute partecipare in quanto campioni nazionali. In quell’anno la seconda svolta: la scelta di introdurre i gironi e di allargare ulteriormente la partecipazione anche a squadre che non avessero vinto il campionato. Lo aveva vinto, il campionato, quello Skonto: la squadra lettone infatti era al tempo l’assoluta dominatrice del calcio lettone, avendo inanellato già sei tornei di fila (tutti quelli disputati dall’indipendenza) per una striscia da record che sarebbe durata fino al tredicesimo e che costituisce un primato tutt’oggi.

L’allenatore era il leggendario Aleksandrs Starkovs, probabilmente la figura più influente della storia del calcio locale, già da giocatore nominato miglior lettone del ventesimo secolo per i suoi trascorsi nel Daugava e da allenatore vera e propria icona: allo Skonto per quasi tutto il ciclo vincente portò poi la Nazionale agli Europei e allenò persino lo Spartak Mosca, continuando poi una carriera che non è ancora giunta alla fine. La squadra, un gruppo giovane quasi esclusivamente costituito da lettoni, fatta eccezione per tre georgiani di qualità: i presupposti per una dignitosa campagna europea c’erano, tant’è vero che il primo preliminare fu superato grazie ad una vittoria per 2-0 sul Valletta.

Ma il Barcellona non poteva certo competere con i maltesi. A dire il vero i blaugrana, diretti da Van Gaal, non erano certo quelli di ora, o dell’era Guardiola, ma avrebbero vinto in quella stagione il campionato e nell’anno precedente avevano trionfato in Coppa del Re, Supercoppa di Spagna e Coppa delle Coppe. Non c’erano Messi, Ronaldinho o Iniesta ma un Figo, un Luis Enrique o…un Guardiola in Lettonia non si era mai visto. Appartenevano pur sempre all’elite del calcio europeo; e cinque anni prima la Coppa orecchiuta era stata loro.

E al 26’ Babicevs, di rapina, zittì il Camp Nou. Cinquantamila persone, il Cant del Barça ed una stramba maglia arancione, ed intanto vincevano i lettoni. Chi se lo sarebbe aspettato? Il Barcellona, incredulo, seppe subito reagire: palla in area, il brasiliano Giovanni si girò ed infilò con un gran tiro il portiere Kolinko facendo ruggire il Camp Nou. Al 27’ era uno a uno.

Il dominio dei palleggiatori del Barcellona, come spesso accade, non si concretizzò e alla fine del primo tempo il risultato era ancora sull’uno a uno.
Tempo di ricominciare, e la seconda grande sorpresa: palla in area blaugrana e lo spagnolo Abelardo con un maldestro tentativo di anticipò  insaccò il pallone alle spalle, nuovamente, del portiere Hesp.
I catalani tentavano disperatamente di riagguantare una gara data per vinta in partenza. Van Gaal, furente, giocò i tre cambi inserendo tra gli altri il vecchio Stoickhov, trentaduenne ma al crepuscolo della sua carriera ad alto livello: ed ebbero effetto, visto che il brasiliano Giovanni tolse un’altra volta le castagne dal fuoco con un’altra girata, stavolta aerea, a trafiggere il portiere.

Due a due: un risultato comunque straordinario, che sembrava ad ogni minuto più realistico. Ottanta, ottantacinque, novanta, novantuno, novantadue…e poi il patatrac. Minuto novantatre, ultima azione, calcio d’angolo e…colpo di mano, incomprensibile, di Stepanovs davanti agli occhi dell’arbitro.

Pochi rigori a memoria di tifoso sono stati più evidenti e più sciocchi da parte del difensore: e non sappiamo cosa abbia detto il buon Starkovs a fine partita nei confronti del suo giocatore: ma possiamo supporre che non fossero parole gentili. Al dischetto si presentò Stoickhov, che freddamente batté il portiere con un rasoterra alla sua sinistra spiazzandolo e chiudendo la contesa. Fu così che lo Skonto sfiorò l’impresa al Camp Nou, fermato dalle magie di Giovanni e da un’ingenuità clamorosa; e anche se si tolse più avanti molte altre soddisfazioni e nella gara di ritornò perdette dignitosamente di una sola rete, quel tredici agosto ’97 a Riga se lo ricordano ancora in molti.

Andrea Giuseppe Tommasi
Appassionato di storia russa e di calcio, le competenze cultural-sportive di Andrea non si limitano solo all'Europa dell'Est ma spaziano dall'Eredivisie al campionato mongolo. Ora basta incensarmi però che è l'una di notte e sono ancora sveglio solo perché se no non digerisco la polenta.

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