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Quando il Papu illuminava Kharkiv: la stagione ucraina del fenomeno rioplatense

È uno dei calciatori più importanti della Serie A e nonostante i 32 anni il suo rendimento non sembra calare. Anzi: assieme ad Ilicic, Zapata, al tecnico Gasperini ed ai compagni di squadra sta portando l’Atalanta verso territori inesplorati.

Eppure nel 2013 a 25 anni Alejandro Gomez, conosciuto da tutti come il Papu, decise di lasciare l’Italia per una squadra che attualmente (seppure sotto diversa forma, visti i problemi finanziari degli scorsi anni) milita addirittura in terza serie ucraina: il Metalist Kharkiv.

Quel Metalist, giunto l’anno precedente secondo dietro solo allo Shakhtar, non era questo Metalist; eppure quel Papu già era considerato tra i calciatori più forti in circolazione. Il folletto argentino infatti aveva mostrato le sue doti a Catania e, idolo di una tifoseria, era seguito da molti club importanti tra cui Inter e Atletico Madrid. Eppure scelse l’Ucraina.

La prima ragione a cui gli appassionati pensano è il conto in banca. Del resto il giocatore non ha mai negato tale supposizione e, aggiungiamo noi, non c’è nulla di male nel desiderare di incassare più o meno due milioni di euro a stagione: non che prima fosse povero, ma chi rifiuterebbe di prendere in considerazione un posto di lavoro che offre uno stipendio triplicato? Noi no. Specialmente se la destinazione è la bella Ucraina, forse meno affascinante di Catania ma di certo non un desolato avamposto siberiano.

Non va dimenticato però che il Metalist al tempo era una delle migliori squadre del torneo, e puntava in alto: il già menzionato secondo posto permetteva l’accesso ai preliminari di Champions League e la qualità della rosa garantiva altre stagioni ad alti livelli, magari provando a scalzare lo Shakhtar. Sebbene il campionato ucraino non sia paragonabile alla Serie A a molti piacerebbe giocarsi un titolo invece che la salvezza.

A sommarsi a ciò il fatto che in Ucraina ed a Kharkiv in particolare fosse presente una mini-colonia argentina, connazionali tra cui l’ex napoletano Sosa con cui sorseggiare del Mate nel freddo inverno dell’Est.

Le speranze, però, messe per iscritto da un contratto di ben quattro anni, non furono tutte ripagate. Il Papu, va detto, giocò bene e con continuità per tutta la stagione mettendo assieme 23 presenze, 3 gol e 6 assist in campionato ed una presenza condita da una rete in Coppa Nazionale. Il Metalist concluse l’anno al terzo posto dietro Shakhtar e Dnipro, davanti alla Dinamo Kiev, un piccolo peggioramento rispetto al secondo posto precedente ma comunque una stagione discreta terminata con la qualificazione in Europa League. Ciò che fu davvero problematico tuttavia fu lo scoppio della guerra.

Kharkiv è nell’est del Paese e la popolazione è in maggioranza russa: gli scontri tra filorussi e ucraini/europeisti si facevano ogni giorno più accesi, tanto che persino lo stadio dello Shakhtar Donetsk venne colpito da una bomba. Moltissimi giocatori stranieri lasciarono il Paese senza volerci fare ritorno, e non fece eccezione il nostro Alejandro che, assai spaventato dalla situazione, cercò in tutti i modi di svignarsela. Chi del resto se ne sarebbe rimasto tranquillo ad allenarsi, pur con il portafoglio rigonfio?

Fu così che dopo un solo anno fece ritorno in Italia, più precisamente all’Atalanta che piazzò uno dei migliori colpi della propria storia prelevandolo per nemmeno 5 milioni (era stato pagato 7) ed assicurandosi le prestazioni di un giocatore di 26 anni di qualità affermate, e che però in pochi avrebbero immaginato potesse avere uno sviluppo di carriera così glorioso.

Andrea Giuseppe Tommasi
Appassionato di storia russa e di calcio, le competenze cultural-sportive di Andrea non si limitano solo all'Europa dell'Est ma spaziano dall'Eredivisie al campionato mongolo. Ora basta incensarmi però che è l'una di notte e sono ancora sveglio solo perché se no non digerisco la polenta.

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