Baltico Interviste Lettonia

Studente Erasmus e stella del calcio minore lettone: la doppia vita di Sebastiano Comotto

Molti studenti sognano un’esperienza all’estero. Molti la realizzano, quasi nessuno però si ritrova a calcare i campi congelati delle serie minori dell’Est Europa. Lo ha fatto Sebastiano, studente di Economia per l’Ambiente, ora militante al Santhià ma due anni fa stella del FK Lielupe in terza serie lettone. Si ringrazia la community di Post-Soviet Football ed in particolare Diego e Claudio per il contributo alle domande.

In primo luogo come sei entrato a far parte della squadra? Per uno studente approcciarsi ai campionati locali non dev’essere semplice.

Mi sono trasferito a Riga per un semestre grazie al progetto Erasmus nel 2018. Appena arrivato, da buon italiano, la mia prima necessità è stata quella di trovarmi una squadra di calcio. Un po’ per caso un po’ per destino ho conosciuto a una festa l’allenatore della squadra di calcetto universitaria che ha organizzato subito una partita per gli Erasmus per vedere se ci fosse qualcuno in grado per giocare nella “rappresentativa” universitaria. Avendo io giocato nel settore giovanile della Pro Vercelli, Novara, Torino e avendo giocato anche in Serie D, bene o male a calcio me la cavavo abbastanza bene, mi hanno preso e sono diventato anche capitano della rappresentativa. L’allenatore era amico del presidente dell’FK Lielupe, una squadra di serie C (II Lyga) e mi ha consigliato di andare a provare.

Quali sono state le tue impressioni quando sei sceso in campo per la prima volta?

Il primo allenamento è stato incredibile, allenamento in notturna con -15°, il campo non era solo sommerso dalla neve ma era addirittura congelato: si giocava sopra una lastra di ghiaccio ricoperta di neve. Io mi ero presentato con le scarpe da calcio, ero l’unico (c’era gente che giocava con le Roshe Run) e, alla faccia mia, erano gli unici che non cadevano in continuazione. La squadra era composta da più di 30 persone e ho scoperto poi dopo ci fosse una squadra A e una squadra B che giocava in un analogo della nostra CSI. Faceva talmente freddo che le tubature del campo erano congelate e ci siamo dovuti lavare ognuno a casa propria.

Dopo un paio di allenamenti (senza così tanta neve e ghiaccio) mi hanno promosso in prima squadra, mi sono integrato subito: i ragazzi lettoni una volta che si sono “aperti” sono particolarmente interessati e curiosi nei confronti del mondo del calcio italiano.

C’erano altri stranieri, magari studenti come te, nel Lielupe?

Si, ma nessuno di loro era in Erasmus. C’erano alcuni indiani ed altri centroasiatici molto simpatici che erano iscritti all’università locale, ma loro completavano lì l’intero ciclo di istruzione.

Come sono le strutture in Lettonia?

Buone. Chiaramente si sta sempre parlando di serie minori, e dipendeva molto dalla singola società più che dal livello sportivo: non c’era uno standard. Il centro sportivo dell’Università, comunque, era bellissimo e lo stesso si può dire dello stadio coperto di Riga.

Potresti raccontarci qualche aneddoto?

Un giorno abbiamo fatto una trasferta di campionato a Salacgrivas (vicino al confine con l’Estonia), una cittadina in mezzo al nulla sulla costa. Io quel giorno avevo un esame ma l’allenatore mi aveva pregato di andare al punto che mi hanno aspettato fuori dalla facoltà per partire il prima possibile. Facciamo le corse per arrivare e perdiamo 2-1 mi sembra, lo stadio era nei pressi della scuola e immerso in un paesaggio post-sovietico da 10 e lode: pista da atletica in cemento attorno al campo, un accenno di riqualificazione del parco e palazzoni grigi da 10 piani sullo sfondo. Finita la partita, era fine aprile, verso le 9 di sera il cielo era ancora chiarissimo e il mister ci ha detto che avremmo mangiato tutti assieme in città che aveva prenotato al ristorante. Io non è che avessi grosse aspettative: siamo partiti con il pulmino, dopo neanche 10 minuti ci siamo fermati a far benzina, sono scesi tutti… il mister aveva prenotato un tavolo dal benzinaio e ce lo spacciava come un buon ristorante che conosceva lui… in compenso faceva hot-dog a 99 centesimi o un prezzo del genere, immagina la qualità. In tutto ciò io quella sera avevo una festa in periferia a Riga. Per non “rovinarmi” la serata l’allenatore ha chiesto l’autista di darmi uno strappo e ci siamo presentati con il pulmino della squadra fuori da una festa. A me sembrava tutto assurdo sinceramente, diciamo che la giornata era stata un’avventura ?ma mi aveva fatto conoscere un lato più “aperto” dei lettoni, che a primo impatto sembrano (e sono) gente estremamente diffidente.

Le cartoline indimenticabili di questa esperienza sono quelle dei campi da calcio e calcetto. Abitando in un paese minuscolo in mezzo al nulla, vedere i campi nelle periferie immense fatte d’architettura sovietica o un sintetico di ultima generazione nel mezzo di un bosco era qualcosa di fantastico per un amante del calcio post-sovietico.

La neve rendeva tutto ancora più idilliaco, arrivare davanti all’Arena Riga prima della partita di calcetto, la sera sotto la neve e guardare la periferia illuminata era qualcosa di mozzafiato.

Ho anche fatto parte della selezione universitaria di calcio a 7 dove abbiamo giocato il torneo a livello nazionale contro le altre università lettoni. Eravamo i favoriti ma abbiamo perso in semifinale contro l’università di Ventspils (che avevamo battuto ai gironi e si era qualificata seconda), vincitrice finale della competizione.

Un momento più nostalgico è legato alla mia ultima partita. Giocavamo contro i Traktors che erano primi in classifica, noi metà senza grosse aspettative. Era la mia ultima partita in quanto sarei dovuto tornare in Italia da li a poco. La sera prima avevo avuto una serata bellissima per l’addio di alcuni miei amici che sarebbero rimpatriati (c’era pure il mio allenatore di calcetto che aveva concluso la serata dormendo sulle scale del palazzo che per la cronaca ha più di 30 anni). Sono arrivato molto stanco, il mister mi ha messo terzino ed ero incazzato nero perché l’ultima volevo giocarla in attacco e fare gol. Iniziamo la partita già dati per morti ma miracolosamente vinciamo 3 a 0 al primo tempo, partita sempre in pugno arriviamo al 90′ sul 4 a 2 per noi, su calcio d’angolo contro la spazziamo, io corro su per andare a segnare, la palla arriva alla punta sulla trequarti che si schianta contro il portiere in uscita, destino vuole che mi rotola sui piedi a centrocampo, porta spalancata, tiro, segno ed entrata la palla in rete l’arbitro fischia il triplice fischio. È stata la conclusione perfetta della bellissima esperienza calcistica e umana che ho avuto in uno stato che mai avrei pensato entrasse così tanto in me.

Inoltre ho ricevuto il premio per il gol più bello delle non professioniste in Coppa di Lettonia (o qualcosa di simile, non ho ancora capito) ma avendo scritto il mio cognome in cirillico quindi Komotto invece che Comotto non sapevano come contattarmi pensando che il nome fosse scritto con la K, ho saputo del premio solo quest’estate dopo che mi ha contattato il mio ex mister ?

Esperienze uniche! E al di fuori del contesto calcistico com’è la vita a Riga?

Dipende che tipo di vita vai a fare. Da studente è un paradiso: prezzi tendenzialmente bassi, affitti irrisori (in confronto all’Italia), sei “venerato” dalle ragazze in quanto italiano, la città è stupenda, centro storico da favola, in centro i servizi sono ottimi (chiaro che appena esci dalla città ti ritrovi abbandonato a te stesso), viaggi con poco ed è un buon punto da cui partire per esplorare (Russia, Baltici, Ucraina, Bielorussia, etc.) grazie ai prezzi concorrenziali degli aerei e ai pullman che con 10 euro arrivi in Polonia (tutto vero!). Il cibo è quello tipico del nord-est Europa: o ti piace o ti adatti.0

Il clima non è così male a dire il vero, esclusi gennaio e febbraio che arriva fino a -25°, da aprile in poi supera lo 0° e diventa vivibile e addirittura piacevole da maggio in avanti. Poi il sole d’estate tramonta tardissimo e sorge subito, se esci a far serata entri in discoteca con il sole ed esci con il sole del giorno dopo già sorto!

Interagire con i lettoni è davvero così difficile come si pensa?

Sì, perché alle difficoltà derivanti dal fatto che in sei mesi da studenti non è facile integrarsi i lettoni sono molto introspettivi e non si aprono facilmente. Inoltre una buona fetta della popolazione, specialmente chi ha più di trent’anni, non parla inglese. Giocare in una squadra di calcio aiuta comunque moltissimo.

Cosa ci puoi dire in conclusione riguardo la tua esperienza sportiva?

È stata un’esperienza incredibile perché ho girato campi infimi e stadi in cui qua giocherebbe la Serie D, ho avuto anche la soddisfazione di giocare in Coppa di Lettonia al primo turno e segnare contro una squadra di Serie B (non un gran vanto, la serie B potrebbe benissimo essere la nostra promozione/eccellenza) ma lo stadio era uno spettacolo: sintetico nuovo immerso nel bosco. Il calcio dilettantistico lettone ha un sapore particolare perché essendo il terzo sport nazionale (in un Paese estremamente piccolo), sui campi bazzicano solamente i temerari, gente che vive di calcio e anche le piccole squadre sognano (legittimamente secondo me) il professionismo.

Avresti qualcos’altro da aggiungere?

Se non si fosse capito consiglio assolutamente a tutti questa esperienza.

Andrea Giuseppe Tommasi
Appassionato di storia russa e di calcio, le competenze cultural-sportive di Andrea non si limitano solo all'Europa dell'Est ma spaziano dall'Eredivisie al campionato mongolo. Ora basta incensarmi però che è l'una di notte e sono ancora sveglio solo perché se no non digerisco la polenta.

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