Armenia Caucaso Interviste

Undici leoni: un anno dopo il 9-1 di Palermo la Nazionale armena è promossa in Lega B

Il 18 novembre 2019 l’Italia batteva l’Armenia 9-1. Un anno dopo la Nazionale ha vinto il raggruppamento di Lega C di Nations League ed è stato promosso in B, un risultato enorme per una selezione del genere. Merita dunque un approfondimento.

Hayk Hovannisyan è un allenatore, analista ed all’occorrenza interprete armeno: ha appena firmato per il West Armenia, squadra che lotta per salire in massima divisione, ha conosciuto moltissimi protagonisti del calcio internazionale e ha studiato anche in Italia nell’Università per stranieri di Perugia, oltre a lavorare per l’A.C. Perugia. Chi meglio di lui ci può spiegare l’exploit della Nazionale caucasica? Lo abbiamo dunque intervistato.

La gran parte degli italiani si ricorda della Nazionale armena per il 9-1 di qualche tempo fa.

È passato un anno dalla partita di Palermo. In realtà non abbiamo avuto una prestazione scadente se consideriamo il cammino totale nella qualificazione 2019. La gara d’andata era terminata 3-1 e il CT Mancini, che ho avuto l’onore di tradurre assieme a Bonucci, aveva detto di aspettarsi una buona Armenia. Anche se gli italiani hanno sicuramente meritato di segnare 9 gol sulla partita ha influito la situazione preelettorale in federazione che non sono riusciti a gestire.

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Da allora si sono susseguiti però buoni risultati, culminati con la promozione in Lega B di Nations League. Solo fortuna o elementi tecnici?

Il gruppo 2 di Lega C della Nations League vinto dall’Armenia

È difficile dire se ci siano stati cambiamenti sostanziali. Per colpa del Covid non abbiamo giocato per nove mesi e le amichevoli sono state annullate. Ma ci sono stati certamente miglioramenti nel corso del torneo.

La prima partita tuttavia era terminata con una sconfitta nella Macedonia del Nord. Poi la squadra si è ripresa…

La fortuna ci ha aiutato nella terza e nella quarta giornata, quando abbiamo pareggiato con Georgia ed Estonia, che a occasioni ci avevano superati. Dopo la pausa di 9 mesi, era difficile prendere decisioni tecniche: lo staff ha cambiato quasi tutto durante l’intervallo. Nel primo tempo contro la Macedonia del Nord abbiamo giocato con Hovhannisyan e Hambartsumyan sulla stessa fascia, esterno destro e terzino destro. In Armenia sappiamo che tutti e 2 sono giocatori abituati ad accelerare e fare sovrapposizioni da terzino, e quindi hanno bisogno di un compagno che possa liberare spazio al momento giusto e che la squadra sfrutti le loro velocità, sovrapposizioni e traversoni, come nei tempi d’oro faceva Ozbiliz. Ma sbagliando a leggere la situazione si può sbagliare anche nello scegliere il momento di creare spazio o fare il passaggio, finendo così per perdere palla e scoprire un grande spazio sulla fascia durante la transizione difensiva. Stavamo perdendo tanti palloni in questo modo e non potevamo essere pericolosi in avanti, dal momento che l’esterno non era tatticamente pronto al proprio ruolo. Inoltre, avevamo 5 nuovi giocatori tra i primi 11. In questa situazione senza Mkhitaryan, che ci ha raggiunto solo nella terza e nella quarta giornata, era difficile prendere l’iniziativa. Nella ripresa Babayan e Barseghyan sono entrati sugli esterni, abbiamo dominato ma non è bastato (1-2).

Il secondo incontro è stato vinto per 2-0 sull’Estonia, un buon risultato che ha riacceso le speranze.

La seconda giornata è stata l’unica in casa: nelle altre 2 partite casalinghe abbiamo giocato in campo neutro. A Yerevan siamo stati più lucidi e precisi contro l’Estonia. Di lì abbiamo giocato sempre meglio: in difesa quasi tutte le aree erano ben coperte, le linee di passaggio chiuse, i giocatori erano compatti e determinati. Nelle transizioni offensive hanno realizzato combinazioni precise, veloci e ben determinate. Ad esempio, così abbiamo segnato il gol decisivo nel derby del Caucaso meridionale contro la Georgia (gol di Adamyan). Ma lo sa il fattore decisivo?

Quale?

I giocatori sono diventati più intraprendenti prendendo l’iniziativa, a differenza della prima giornata, e ciò si è aggiunto alla già splendida condizione fisica.

Quali sono i fattori principali che hanno determinato il raggiungimento di questo risultato? Il conflitto con l’Azerbaigian ha influenzato in positivo le prestazioni della squadra?

Ce ne sono quattro.
Il primo è lo staff: il nuovo selezionatore, lo spagnolo Caparrós, ha portato determinazione e ha richiamato due collaboratori molto capaci, il preparatore atletico Javier Miñano e l’analista, assistente tecnico Suren Chakhalyan. Il selezionatore ha deciso di farli collaborare dal momento che preparazione tattica e atletica vanno insieme.

Il secondo fattore è la grande crescita di alcuni giocatori. Si parla del portiere Yurchenko (ultima stagione in Kazakistan allo Shakhter Karagandy, l’unico sempre presente, che ci ha salvato parecchie volte. Bayramyan (Rostov), Koryan (Khimki), Bichakhchyan (Zilina) hanno un grande potenziale.

Siamo contenti anche di Udo (Ararat Yerevan) e Angulo (Ararat Armenia) naturalizzati dopo aver giocato e vissuto nel Paese a lungo (il primo è nigeriano, il secondo colombiano. Dall’infortunio Adamyan  (Hoffenheim) è tornato al momento giusto. I nuovi con la guida dei giocatori esperti hanno lasciato il loro cuore in campo.

Il terzo fattore, molto importante, è che anche le nostre avversarie avevano tanti assenti a causa del Covid Inoltre Georgia e la Macedonia del Nord hanno avuto semifinali e finali della precedente Nations League posticipate a causa della quarantena. Hanno giocato queste partite importanti 3 giorni prima della partita contro di noi.

Infine tra noi e i nostri vicini è successo quel che è successo. Avreste dovuto vedere gli occhi dei ragazzi nelle ultime 2 partite. 11 leoni pronti a scendere in campo contro 11.000 sciacalli. La realtà del conflitto li ha resi dei lottatori. Lei chiede se il conflitto ha influenzato le prestazioni: vorrei solo precisare: non il conflitto in se ma le sue le origini e ragioni le hanno influenzate

Andrea Giuseppe Tommasi
Appassionato di storia russa e di calcio, le competenze cultural-sportive di Andrea non si limitano solo all'Europa dell'Est ma spaziano dall'Eredivisie al campionato mongolo. Ora basta incensarmi però che è l'una di notte e sono ancora sveglio solo perché se no non digerisco la polenta.

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