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Euro 2020: Russia e la sua nazionale

Di Alberto Farinone

La Russia agli Europei non conosce mezze misure: o viene eliminata subito o arriva fino in fondo (vinse nel
1960, raggiunse la finale nelle edizioni del 1964, 1972 e 1988 e la semifinale nel 1968 e nel 2008).
Basterebbe questo sorprendente dato statistico per spiegare l’imprevedibilità, nel bene e nel male, del
calcio russo. Non c’è quindi da sorprendersi se neanche l’avvicinamento a EURO 2020 sia stato normale.
Negli ultimi mesi ne sono capitate, letteralmente, di tutti i colori. A cominciare dallo scandalo sessuale che
aveva temporaneamente fatto perdere i gradi di capitano (poi recuperati) al bomber Dzyuba, per poi
proseguire con le polemiche scaturite dopo il 5-0 con la Serbia in Nations League, fino ad arrivare allo sfogo
di Cherchesov che, in diretta televisiva, si scagliava a ruota libera contro i giornalisti e alcuni suoi giocatori,
perdendo forse il polso dello spogliatoio. Come se non bastasse tutto il resto, la vigilia è stata
improvvisamente accesa dalle diatribe riguardanti la nuova casacca dell’Ucraina (che raffigura, nel disegno
della bandiera, anche la Crimea), che hanno monopolizzato il dibattito in Russia negli ultimi giorni. Una
provocazione che ha causato un inevitabile scontro diplomatico con il governo di Putin.
Nell’ambiente russo regna una sfiducia generale: in pochi credono in un exploit della Sbornaya, nonostante
il vantaggio derivante dal disputare due partite su tre del girone in casa, nella calorosa San Pietroburgo. La
città dello Zenit, laureatosi campione di Russia per il terzo anno di fila, grazie ai 20 gol (e agli 8 assist) del
capocannoniere Dzyuba, ormai per distacco il giocatore più popolare del paese e l’idolo di tutti i bambini.

Dove eravamo rimasti?

Pur godendo di scarsa considerazione ai nastri di partenza, la Russia di Cherchesov era stata la rivelazione
del Mondiale 2018, sfiorando l’accesso alle semifinali. Il biennio seguente è stato caratterizzato da luci e
ombre. La nazionale russa, trascinata dai gol pesanti di Dzyuba e Cheryshev, ha centrato la qualificazione a
EURO 2020 senza troppi patemi, proponendosi fin da subito come la seconda forza del girone dietro al
Belgio (curiosamente, proprio la selezione contro cui debutterà nella rassegna continentale sabato 12
giugno). Al contempo, ha buttato via, per ben due volte, la possibilità di vincere il proprio gruppo di Nations
League e di essere promossa nella Lega A e ha iniziato in modo poco brillante il percorso verso Qatar 2022.
Cherchesov ha così perso, poco alla volta, quel credito che si era guadagnato nel 2018 (e che pareva
illimitato) e nelle prossime settimane si giocherà buona parte del suo futuro.

Un uomo solo al comando

Autoritario e carismatico, talmente sicuro di sé da sfiorare l’arroganza, Stanislav Cherchesov fino a un anno
fa veniva descritto come l’uomo giusto al posto giusto. Durante il suo mandato, è riuscito a conferire alla
nazionale russa quel carattere e quella fame agonistica che spesso erano mancati in passato, a discapito
però di un po’ talento (escluso Golovin, i giocatori più estrosi hanno faticato a trovare spazio). Con il
trascorrere del tempo, alcune sue scelte sono parse, tuttavia, sempre più incomprensibili: dalla discutibile
gestione del dopo-Akinfeev all’ossessione per i suoi pretoriani (i vari Semenov, Kudryashov, Zhirkov, Ionov e
Zabolotniy, per citare quelli più discussi), fino ad arrivare all’ostracismo nei confronti dei giovani più dotati
che ha colpito, in modo particolare, l’attaccante del CSKA Chalov (accusato pubblicamente di scarso
impegno). L’ostinazione con cui Cherchesov continua a fare di testa sua, se nel 2018 diede risultati
insperati, oggi potrebbe condannarlo. Per i detrattori, la proverbiale testardaggine del tecnico osseta, unita
alla sua totale mancanza di autocritica, finirà per ritorcerglisi contro. Ma nel corso della sua carriera è
proprio in queste situazioni, contro tutto e tutti, che Cherchesov è riuscito a dare il meglio di sé. Non è
certo tipo da farsi intimorire dalle critiche.

I convocati

 PORTIERI

Sostituire un totem come Igor Akinfeev, che al termine del Mondiale casalingo aveva deciso di dire addio
alla nazionale, è stata un’impresa più difficile del previsto. Cherchesov ha puntato, in un primo momento,
su Lunev dello Zenit, per poi virare deciso verso Guilherme, l’estremo difensore brasiliano della Lokomotiv
naturalizzato russo (poi scaricato, in modo poco elegante, in seguito alla disfatta con la Serbia in Nations
League). Infine, è tornato sui propri passi, richiamando Anton Shunin, che non giocava in nazionale da sette
anni (partecipò, come terzo portiere, a EURO 2012). Con le dovute proporzioni, e tralasciando ovviamente il
differente palmarès, Shunin si può considerare un po’ come il corrispettivo, in casa Dinamo Mosca, di
Akinfeev: titolare fin da giovanissimo e sempre fedele al club del suo cuore. A 34 anni, non vuole lasciarsi
sfuggire l’occasione della vita. Shunin, fin qui, non ha particolarmente demeritato, ma la sensazione diffusa
è che al C.T. russo sia mancato il coraggio per lanciare i promettenti Safonov del Krasnodar (comunque
convocato, insieme a Dyupin del Rubin) e Maximenko dello Spartak. Saranno sicuramente loro due a
contendersi, in futuro, la maglia da titolare: non devono scoraggiarsi, in fondo anche lo stesso Cherchesov
diventò un pilastro della nazionale russa una volta superati i 30 anni.

 DIFENSORI

Partiamo dalle poche certezze: Mário Fernandes, padrone incontrastato della fascia destra e brutto cliente
per qualsiasi avversario; l’altro terzino destro, Karavaev dello Zenit, talmente in forma e sprecato come
riserva che potrebbe essere dirottato sulla corsia opposta; Dzhikiya, il leader difensivo dello Spartak,
nonché primo regista della squadra. Il resto del reparto, però, preoccupa i tifosi russi. Semenov, 32enne
centrale dell’Akhmat Grozny di fatto senza esperienza internazionale, si è più volte dimostrato inadatto ad
alti livelli: se ne sono accorti tutti, tranne Cherchesov, come se non volesse ammettere un suo errore di
valutazione. Diveev, 21enne di belle speranze del CSKA, viene evidentemente ritenuto ancora troppo
acerbo dal C.T., i cui piani rischiano di essere scombussolati soprattutto dall’eventuale forfait di un altro suo
fedelissimo, Fedor Kudryashov. Il 34enne, ora in forza ai turchi dell’Antalyaspor, potrebbe non smaltire in
tempo un problema muscolare al polpaccio: la sua duttilità, che gli permette di essere impiegato sia come
centrale che come terzino sinistro, sarebbe stata preziosa. E, per quanto si possa stimare immensamente il
giocatore, lascia basiti anche la convocazione dell’eterno Yury Zhirkov, 38 anni ad agosto e appena 79
minuti giocati nel 2021 con lo Zenit. Un monumento del calcio russo al quale Cherchesov non vuole proprio
rinunciare, con la speranza che possa ripetere i fasti di EURO 2008, quando fu il miglior laterale dell’intera
competizione.

 CENTROCAMPISTI

Il centrocampo è il reparto più ricco, sia da un punto di vista numerico che qualitativo. Forse pure fin
troppo, vista la sovrabbondanza di centrocampisti centrali convocati (manca, però, un regista vero e
proprio: Akhmetov e Oblyakov pagano la stagione negativa del CSKA). Ozdoev è l’uomo d’ordine, Zobnin
garantisce corsa, grinta e polmoni, Kuzyaev è un’arma tattica di importanza straordinaria, Barinov scalpita
per una maglia da titolare. Troveranno verosimilmente meno spazio, in mezzo al campo, il prolifico Fomin e
la rivelazione Mukhin (il più giovane della truppa coi suoi 19 anni, chiamato nonostante abbia finora
disputato appena una quindicina di partite in prima squadra con la Lokomotiv). Sulla trequarti, spiccano il
talento cristallino di Alexander Golovin e Alexey Miranchuk, i due elementi di maggior classe della rosa, che
i tifosi russi si augurano di vedere in campo insieme. Non c’è, a sorpresa, l’altro gemello Miranchuk, Anton,
forse l’unico a salvarsi nell’ultima Nations League: a causa di vari problemi fisici, negli ultimi mesi ha trovato
poco spazio nella sua squadra di club, facendosi superare nelle gerarchie da Zhemaletdinov. E rinuncerà
all’Europeo pure il ragazzo che sembrava dovesse sostituirlo, il baby-fenomeno classe 2003 Arsen

Zakharyan, inserito nella lista dei 30 pre-convocati ma poi tagliato per via di una fastidiosa infiammazione
batterica alla gola. Il fantasista della Dinamo sarebbe potuto diventare il più giovane esordiente nella storia
della nazionale russa, ma avrà senz’altro altre occasioni per rifarsi.
La nutrita batteria di esterni offensivi comprende Ionov (titolare durante le qualificazioni), l’emergente
Makarov (inserito dall’UEFA nella formazione ideale dell’Europeo U-21 appena concluso), il già citato
Zhemaletdinov (attenzione, potrebbe trovare più spazio del previsto), il rapido Mostovoy (un fattore a
partita in corso) e Cheryshev (tartassato dagli infortuni, eppure sempre protagonista in nazionale).

 ATTACCANTI

Ciò che balza subito all’occhio è il fatto che i tre centravanti convocati superino il metro e novanta. Del
resto, non è un mistero che il gioco della Russia poggi molto sulla prorompente fisicità e sui centimetri
dell’ariete Dzyuba. Cherchesov ha così optato per delle alternative in grado di non farlo rimpiangere,
almeno da quel punto di vista. In realtà Sobolev, autore di 14 reti nell’ultimo campionato determinanti per
riportare lo Spartak in Champions League, ha caratteristiche differenti: è più potente e mobile, svaria su
tutto il fronte offensivo e potrebbe anche essere impiegato come seconda punta atipica. Molti più dubbi
riguardano invece la convocazione di Zabolotniy: benché reduce da una stagione positiva col Sochi (con cui
ha conquistato la prima storica qualificazione nelle coppe europee), rimane una sorta di “copia” in tono
minore di Dzyuba, dai piedi infinitamente meno raffinati. Sarebbero stati forse più utili alla causa i due
Fedor lasciati a casa, vale a dire Chalov e Smolov, che avrebbero garantito una maggior varietà di soluzioni
al reparto offensivo, che ora rischia di essere un po’ troppo Dzyuba-dipendente.

Usato sicuro (4-2-3-1) o ritorno al passato (3-5-2)?

Nel Mondiale del 2018 Cherchesov sorprese tutti gli addetti ai lavori, accantonando il 3-5-2 da lui adottato
nel biennio precedente (e poi ripescato soltanto per opporre una stoica resistenza nella battaglia contro la
Spagna) in favore del 4-2-3-1. Tre anni più tardi, potrebbe accadere l’esatto contrario. Forse per correre ai
ripari dopo qualche campanello d’allarme (il più fragoroso, l’umiliante 5-0 subito dalla Serbia di Jović e
Vlahović nell’ultimo turno di Nations League), il C.T. osseta è così ritornato all’antico credo tattico. Nelle
due amichevoli di preparazione agli Europei, infatti, ha sempre proposto la difesa a 3. E la Russia, pur senza
risolvere tutti i suoi problemi difensivi, ha dato comunque l’impressione di coprire meglio il campo. Resta
ancora da trovare il terzetto ideale per il pacchetto arretrato: se il vice-capitano Dzhikiya è inamovibile,
vanno valutate le condizioni di Kudryashov (qualora non ce la facesse a recuperare, verrebbe chiamato
l’interessante Evgenyev, di proprietà della Dinamo Mosca) mentre Semenov continua a non convincere.
L’opinione pubblica spinge per il sorpasso di Diveev, ma a spuntarla potrebbe essere l’adattato Barinov,
rientrato a tempo di record dopo la rottura del crociato e provato per tutto il ritiro come centrale di destra.
Una mossa che troverebbe senz’altro l’approvazione di Guardiola, che secondo i beninformati aveva già
inserito Barinov nel suo personalissimo taccuino.
Per quanto riguarda le fasce laterali, sulla destra Mário Fernandes spera di confermarsi ai livelli dell’ultimo
Mondiale, mentre sulla corsia opposta potrebbe inserirsi Kuzyaev, l’uomo-ovunque nella Russia di
Cherchesov, nel ballottaggio fra Zhirkov e Karavaev.
In mediana, il C.T. russo dovrà decidere se affiancare a Ozdoev e Zobnin una mezzala di qualità (Golovin) o
un incursore (Kuzyaev, in grado di ricoprire tutti i ruoli del centrocampo). Il 3-5-2 è anche l’unico modulo
che potrebbe garantire la coesistenza, dal primo minuto, di Golovin e Alexey Miranchuk, provati insieme
contro la Polonia, con l’atalantino schierato come rifinitore alle spalle di Dzyuba. Difficilmente, però, questa
bella suggestione diventerà realtà contro il Belgio, conoscendo la mentalità conservatrice di Cherchesov.
Più probabile, allora, l’impiego di un giocatore con maggior passo rispetto a Miranchuk (come Ionov o
Zhemaletdinov), per sfruttare al meglio le ripartenze.
La presenza, tra i convocati, di così tanti esterni offensivi suggerisce, in ogni caso, che il 4-2-3-1 non sia
stato messo definitivamente da parte. Potrebbe, magari, essere riproposto nel match sulla carta più
morbido, che la Russia dovrà vincere a tutti i costi: quello contro la vicina Finlandia.
Almeno di una cosa, però, si può essere sicuri: Artem Dzyuba, che gli appassionati si augurano di rivedere in
versione capopopolo come nel Mondiale del 2018, risulterà essenziale in qualsiasi schieramento. Il gioco
della Russia non può fare a meno delle sue abilità nel giocare di sponda, nel far salire la squadra e,
soprattutto, nel concretizzare la manovra. Del resto, soltanto Harry Kane è stato coinvolto in più azioni da
gol nelle qualificazioni rispetto al gigante russo dai piedi buoni (17 contro 14). Dzyuba, inoltre, ha anche un
importante obiettivo personale nel mirino: gli basta un solo gol per raggiungere Kerzhakov e diventare il
miglior marcatore nella storia della nazionale russa post-URSS (Blokhin, a quota 42 reti, rimane invece
difficilmente raggiungibile).

La stella: Alexander Golovin

Giugno 2016: a pochi giorni dall’inizio degli Europei, la Russia perde in un colpo solo Denisov e Dzagoev e il
povero Slutskiy, il C.T. di allora subentrato a Fabio Capello, deve ricostruire il centrocampo. Per farlo, si
affida a un’inedita coppia, e col senno di poi forse pure mal assortita, formata dal tedesco Neustädter, un
jolly difensivo appena naturalizzato, e Golovin, rampante 20enne messosi in mostra negli ultimi mesi,
proprio nel CSKA allenato dallo stesso Slutskiy. L’esperimento fallisce, la Russia fa acqua da tutte le parti:
rimane miracolosamente a galla contro l’Inghilterra (1-1, con pareggio all’ultimo secondo di Vasily
Berezutskiy), per poi naufragare sotto i colpi della Slovacchia di Hamšík. Nel terzo incontro, Slutskiy
rivoluziona la squadra e a farne le spese sono proprio i due improvvisati centrocampisti centrali. Akinfeev e
compagni affondano definitivamente: il Galles segna tre reti nel primo tempo e la Russia conclude il suo
Europeo da incubo con appena 1 punto conquistato. Il peggior risultato della sua storia. Al rientro in patria,
i giocatori vengono pesantemente contestati dai tifosi. Alcuni di loro rispondono in modo strafottente alle
critiche, altri se la danno a gambe. Soltanto uno si ferma per confrontarsi, scusandosi per la brutta figura e
ammettendo i propri limiti. È il più giovane del gruppo, ma già il più maturo. Si chiama Alexander Golovin.
Da allora, è passata molta acqua sotto i ponti. Golovin è cresciuto, ha disputato un Mondiale da
protagonista, ha flirtato con la Juventus ed è diventato il calciatore russo più caro di sempre (pagato 30
milioni di euro nell’estate del 2018, una valutazione destinata ad aumentare). Eppure, non ha ancora
compiuto quell’ultimo step per diventare uno dei giocatori più forti della sua generazione. Il passaggio al
Monaco, fortemente voluto dal connazionale Rybolovlev, non lo ha di certo aiutato. Nei primi due anni la
squadra monegasca ha ottenuto risultati deludenti e Golovin si è acceso a intermittenza. Ma nelle giornate
migliori appariva chiaramente come uno dei giocatori più forti, e belli da vedere, della Ligue1, attirando su
di sé anche l’interesse del Barcellona. Nell’ultima stagione la musica è cambiata: con Niko Kovač in
panchina, il Monaco ha trovato la giusta quadratura, lottando fino all’ultimo per il titolo e arrivando in
finale nella coppa nazionale (persa col PSG). Un’annata, in verità, piuttosto travagliata per il gioiello russo,
fuori da settembre a gennaio causa infortunio, ma capace di andare in gol appena 10 secondi dopo il suo
rientro in campo contro il Lorient. Nella seconda parte della stagione, Golovin ha dato un più che valido
contributo, realizzando altre 5 reti e fornendo 9 assist, per la gioia di Ben Yedder e Volland.
I suoi estimatori più convinti ritengono che Golovin abbia le qualità per diventare la risposta russa a De
Bruyne. Prima, però, deve necessariamente migliorare in alcuni aspetti del suo gioco. Sbaglia ancora troppo
spesso, per eccesso di frenesia, l’ultima giocata, che sia un tiro o un passaggio. Cesc Fàbregas, il compagno
di squadra con cui ha più legato, lo prende spesso in giro, ironizzando sul fatto che centri poco la porta pur possedendo abilità balistiche fuori dal comune. Golovin, ragazzo ambizioso e con la testa sulle spalle, è il
primo a esserne consapevole. Considera il Monaco una tappa di passaggio, fondamentale però per la sua
crescita. Ha preferito non correre il rischio di bruciarsi altrove, rimandando il trasferimento in un top club
europeo. Ora, i tempi sembrano maturi. Golovin arriva all’Europeo come stella indiscussa della Russia, le cui
fortune dipenderanno dalle sue imprevedibili giocate. Il numero 17 dovrà prendere per mano la squadra:
solo così potrà guadagnarsi la chiamata di una big europea e cancellare, una volta per tutte, l’onta subita a
EURO 2016. Un intero paese, il più vasto del mondo, si aggrappa a lui: un mingherlino che, a 20 anni appena
compiuti, aveva già dimostrato di avere le spalle larghe.

Autore: Alberto Farinone

Matteo Baltico
Amo il calcio e tutto ciò che concerne l'Est Europa, tanto che ho deciso di fondare questa pagina nel luglio del 2018. Amo parlare di questo tipo di calcio, ma adoro questo magnifico sport senza nè limiti e confini spaziando dal Laos sino a Cuba. Fin qua nulla di speciale, ma quanta gente conoscete che guarda il campionato kirghizo e tagiko? Ecco, ne avete trovato uno...
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