CONIFA Interviste

Francesco Zema, fondatore di Calci Comunità Resilienti

1) Ciao Francesco, grazie di aver accettato! presentati brevemente

Un saluto a tutti gli amici di Calcio Sovietico, mi chiamo Francesco Zema, 37 anni, milanese e papà di due splendide bimbe. Sono un professionista delle relazioni d’aiuto specializzato in progetti di welfare comunitario e giustizia riparativa. Lavoro al servizio delle realtà del terzo settore milanese e oltre questo dirigo il progetto No Limits per CONIFA. È per me un onore essere qui con voi, da tempo seguo la pagina e come voi condivido la passione per il mondo ex sovietico che ho avuto modo e fortuna di visitare e vivere in lungo e in largo negli ultimi 15 anni.

2) Parlaci di questo progetto comunità resilienti: come nasce e perchè?

Nel 2020 ho lanciato Calci: Comunità Resilienti, un progetto socio culturale senza fine di lucro della durata di tre anni che si pone l’ambizioso obiettivo di portare i temi del sociale a una platea più ampia e variegata.
Il mondo delle relazioni d’aiuto sta vivendo un’epoca decisiva. Da un lato, la crisi sociale, sanitaria, educativa ed economica causata dal virus ha ulteriormente aggravato il contesto di marginalità sociale e la fragilità delle persone in stato di bisogno. Un bisogno che spesso viene percepito con distacco e assuefazione da una parte d’opinione pubblica che ha perso fiducia e ricettività riguardo a certi attori e certe tematiche. D’altra parte, va detto che una crisi di tale magnitudo porterà a rivedere non solo il terzo settore, ma l’intero sistema di welfare in vigore nel nostro paese. Il progetto mette in scena le storie di vita, di riuscita e di superamento tanto individuale quanto collettivo rispetto alle criticità della vita (calamità naturali, conflitti, shock economici, vulnerabilità etc) e utilizza le storie e linguaggio del calcio che – come ogni sport – è un canale capace di offrire punti d’incontro e conoscenza tra le culture, luoghi e persone.
Dentro CALCI trovate le storie di squadre identitarie, quelle di quartiere così come le selezioni FIFA, CONIFA, NF Board, EURopeada e Island games. Per ogni squadra, viene raccontata una storia di sport e una di comunità e ogni racconto viene arricchito da testimonianze, fotografie e l’esposizione di una maglia da calcio oggetto e simbolo della storia. Il progetto si articola su due binari, uno dedicato ai cicli espositivi itineranti nei luoghi d’ arte e cultura e l’altro attraverso la narrazione delle storie in rete. Con le storie e le maglie di CALCI condivido gli sforzi di chi ha scelto di affrontare a viso aperto il cambiamento.

Magliette dell’Abcasia, membro di CONIFA e con una difficile situazione geopolitica attuale.

3) Sei soddisfatto dei risultati ottenuti sinora? Il pubblico è coinvolto? Te lo aspettavi?

Sono molto soddisfatto. Durante la pandemia CALCI ha dimostrato e dimostra di saper vivere con vera resilienza. In principio sono stato in grado di garantire le mostre, su tutte le tappe di Milano presso la Fabbrica del Vapore. Da questi momenti ho tratto il valore dell’incontro e dello scambio con i visitatori, notando la ricchezza della platea interessata al progetto. C’è il calciofilo, il collezionista, la persona attiva nel sociale e quella che semplicemente vuole fruire dell’arte e della cultura. Tutte queste anime sono entrate in contatto con le testimonianze e le storie e ognuna a proprio modo mi ha permesso di raccogliere dei feedback importanti. Con il ritorno delle chiusure ho spostato il grosso delle attività sulla pagina del progetto e nelle sessioni in linea, con storie oppure nella versione “ti porto a casa il museo” che ha raccolto più di sei mila visualizzazioni da tutto il mondo. La pagina cresce giorno dopo giorno ed è seguita anche da chi non parla l’italiano. Sono stato perfino ospite in un programma argentino dedicato alle maglie da calcio e intervistato da una rivista di Macao, Cina.

4) Quali sono i prossimi obiettivi di calcio comunità resilienti?

Riprendere le esposizioni recuperando le date posticipate in Italia e in Europa, pubblicare le storie e portarle nelle scuole superiori del milanese all’interno di percorsi laboratoriali sulla cittadinanza attiva.

Francesco Zema a Chiasso

5) Quanto è stato importante CONIFA nel tuo progetto? E quanto lo sarà?

CONIFA ricopre un ruolo molto importante non solo nel progetto ma anche nella mia vita. Grazie alla fiducia accordatami dal presidente Per-Anders Blind e dal presidente europeo Alberto Rischio che mi ha recrutato, a oggi coordino la prima piattaforma di calcio inclusivo fuori dalla FIFA dedicata a tornei e iniziative per tutte le abilità (pan-disabilità), calcio dei piccoli, quello per le minoranze etniche e indigene e calcio educativo. Questo lavoro mi ha portato a valorizzare la ricchezza delle 60 realtà della famiglia Conifa e ciò lo racconto all’interno di Calci.

6) Una parte importante del tuo progetto riguarda le magliette: ne trovi davvero da luoghi incredibili. Ma come fai? C’è qualche trucco che puoi svelare?

Più che trucchi, vi dico la mia in quanto “collezionista atipico”. Prima di CALCI avevo una raccolta di maglie prese in diretta nei luoghi in cui ho viaggiato, vissuto e lavorato negli anni. Per il progetto, ho imparato a mettermi in rete con i veri collezionisti e i loro circuiti riscontrando cose belle e pericolose derive. In sintesi, vi dico che bisognerebbe affrancarsi dall’accumulo seriale (dare un senso alla collezione aiuta nella ricerca e nel trovare reti di supporto) , dalla ricerca del lucro (molte persone comprano e rivendono lucrando, a mio avviso ingiustamente) o dell’affare (il mercato delle maglie è saturo di contraffazioni così come persone che comprano i falsi gridando all’affare. Tutto ciò non è di aiuto a quelle realtà che grazie ai propri simboli si finanziano o fanno il giro del mondo). Fatto questo, il grosso consiglio è mettersi in rete con club, federazioni e collezionisti di tutto il mondo dicendo sempre la verità e pensando di non essere né migliori, né unici e speciali. Il resto verrà da sé, con contatti diretti e indiretti e aiuti di varia natura.

Magliette del Kirghizistan della collezione di Francesco.

7) La maglietta più difficile da avere attualmente nella tua collezione? E quella a cui più tieni?

Di quelle che ho le più difficili sono senza dubbio quelle legate alla nazionale di Macao oppure la vecchia versione da gioco di Montserrat. Di quelle che vorrei avere per il progetto, le più difficili sono senza dubbio le Mayotte, Somalia e Samoa Americane oltre a una della nazionale uzbeka del 1996. Sono legatissimo alla maglia di Macao del 1996 – una delle pochissime versioni al mondo con i vessilli della colonia portoghese – ricevuta in loco dall’eroe nazionale Domingos Chan, oppure quella di Timor Est avuta presso la locale federazione a Dili, quella delle Isole Faroe, quest’ultima scambiata con un tifoso al termine di uno Scozia-Faroe di tanti anni fa disputatosi al Celtic Park. Conservo bellissimi ricordi delle maglie dell’Abcasia avute in dono a Sukhum, quella di Cipro del Nord avuta in dono a Lefkosa e quella del Dordoi Bishkek ricevuta in dono dai ragazzi della prima squadra quando ho fatto loro visita nel 2014.

Vi lasciamo il link ad un interessante articolo pubblicato su Open a riguardo, alla pagina Facebook Calci Comunità Resilienti che vi invitiamo a seguire ed infine al profilo personale di Francesco Zema.

Matteo Baltico
Amo il calcio e tutto ciò che concerne l'Est Europa, tanto che ho deciso di fondare questa pagina nel luglio del 2018. Amo parlare di questo tipo di calcio, ma adoro questo magnifico sport senza nè limiti e confini spaziando dal Laos sino a Cuba. Fin qua nulla di speciale, ma quanta gente conoscete che guarda il campionato kirghizo e tagiko? Ecco, ne avete trovato uno...
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