Baltico Interviste Lituania

Luca De Angelis, esperto di calcio Lituano e Baltico

Luca De Angelis ha speso una vita nel calcio e per il calcio. Ha fatto di tutto in gioventù: Giocatore, arbitro, giornalista. Milanese e grande tifoso dell’Inter, è stato uno dei primi al mondo ad applicafre le statistiche di squadra ed individuali a questo sport nel 1985 grazie alla collaborazione con DataSport. Membro attivo della nostra community e del nostro gruppo, abbiamo avuto piacere di fare due chiacchiere e scoprire qualcosa in più riguardo la sua vita professionale e la Lituania.

Quando e perche’ sei andato in Lituania?

Gia’ dal 1987 avevo inziato a vagare per l’Europa orientale di cui ero appassionato e che rappresentava allora una sorta di Far East per un ragazzo occidentale. Ricordo vivamente Berlino Est, la DDR e la Polonia e poi ancora la Cecoslovacchia in cui trascorsi quasi un mese in quell’estate. E quando finalmente cadde l’Urss nel 1991 mi misi a vagare per l’Ucraina prima e arrivai a Mosca nel gennaio del ’92: che citta’ grigia e insulsa era allora! Ma l’occasione arrivo’ quando venni invitato a visitare la Lituania nel marzo del 1992 da un campione olimpico di nuoto lituano che all’epoca risiedeva a Milano. Da allora, complice anche la continua erosione della fiducia in un futuro positivo dell’Italia, iniziai a lavorare in un ambito completamente diverso (moda italiana) a Vilnius e piano piano riuscii a staccarmi da Milano.

E’ difficile diventare agenti Fifa? Ci potresti dire qualcosa in più in merito?

Qui si tratta di svelare uno dei tanti inganni propinati alle masse italiche: la decisione della Fifa di aprire le porte a chi voglia fare questo lavoro senza balzelli, corsi e sovrastrutture studiate apposta per preservare la “casta” come succede in Italia, permette a chiunque di iscriversi alla federazione del paese di residenza come agente di giocatori. Senza costi. Zero esami. Senza sovrastrutture.
Sarà poi l’abilità dell’individuo autoproclamatosi “agente Fifa” a fornirgli un ruolo. In Lituania il settore non è per nulla remunerativo, tanto che mi sono specializzato nel guidare eventuali investitori all’acquisto dei club calcistici locali, guidati in maniera insipiente dai lituani.

Di cosa ti occupi attualmente dunque?

In generale, per fornire una chiara etichetta, sono nel settore delle consulenze d’affari internazionali: parlando sei lingue non mi riesce difficile interloquire con potenziali investitori di buona parte del mondo. Nel calcio, come accennato, sto cercando di favorire l’ingresso di capitali e figure nuove nella realta’ lituana ancora incompetente ma dalle grandi potenzialita’. Naturalmente come agente ho comunque numerosissimi contatti coi paesi sudamericani
(Argentina,Brasile,Uruguay,Colombia) in cui si trovano legioni di giovani calciatori desiderosi di arrivare in Europa.

Si può dire che, alla luce dei risultati delle ultime annate, l’A Lyga (massima serie lituana) sia in crescita. Ritieni che possa crescere ulteriormente? Con la Conference League vedremo una società alla fase a gironi secondo te?

Il calcio lituano, grazie alla presidenza di Tomas Danilevicius – indimenticato bomber di Livorno, Bologna e non solo –sta lentamente diventando uno sport professionistico serio. Quest’anno finalmente la federazione e’ riuscita ad avere dieci squadre nella massima serie e il campionato sta offrendo gare equilibrate e giocate discretamente, grazie all’apporto di numerosi stranieri.
Con il ritorno alla normalita’ anche gli sponsor vorranno investire maggiormente su un prodotto equilibrato. La nazionale invece è ancora indietro, come dimostrano le recenti gare contro Svizzera ed Italia. Il selezionatore Urbonas ha una visione semplice: siamo deboli, mettiamo un autobus davanti alla porta. I club invece hanno una visione più aperta e quando giocano nelle competizioni europee cercano la vittoria. Una squadra qualificata ai gironi di Conference? Una tra Suduva e Zalgiris potrebbe veramente riuscirci, se non subito almeno nelle prossime stagioni. E la qualificazione rappresenterebbe un gran balzo in avanti per tutto il movimento calcistico locale che manca anche di stadi adeguati sebbene il nuovissimo stadio di Kaunas verra’ completato e consegnato nel 2022.

Zalgiris Vilnius campione nel 2020

La nazionale, come accennavi, invece sta faticando. talenti come Danilevicius o Stankevicius per ricordarne due non se ne vedono. C’è qualche giovane che potrebbe “portare sulle spalle” la nazionale in futuro?

Se esiste, ancora non si è visto in azione un tale giocatore. I portieri lituani, soprattutto quelli cresciuti all’estero, sono giocatori affidabili. Il resto ancora latita. La povertà tecnica è accentuata dalla pochezza degli allenatori locali, soprattutto quelli dediti al settore giovanile, che insegnano nozioni irreali con metodi strampalati.

Nella nostra community in molti sostengono che la soluzione sia costituire una Lega baltica. Premettendo che la UEFA non sembra permissiva al momento, cosa ne penseresti?

Idea assurda, partorita sul divano di casa. Che interesse ci sarebbe a seguire gare tra lo FK Riga e il Suduva o tra il Narva Trans e lo Zalgiris? Nessun miglioramento tecnico, una limitazione dei posti in Europa (principale fonte d’entrata dei club delle tre nazioni baltiche) pochissimo coinvolgimento del pubblico locale che invece ricorda con nostalgia i grandi scontri dello Zalgiris Vilnius con le squadre di Mosca e la Dynamo Kyiv degli anni ottanta. Confronti accesissimi che rappresentavano anche il grido d’indipendenza lituano nei confronti di Mosca e che portavano costantemente allo stadio 15-20mila spettatori, numeri che oggi paiono fantacalcio.

Un esempio di SuperLega Baltica a 12 squadre, 4 per nazione.

Ecco, usciamo dai temi calcistici e ricolleghiamoci a quanto sopra. Hai detto più volte nel gruppo ed in pagina che il nome “sovietico” non è ben visto in Lituania e nei paesi baltici. Su questo tema ammetto di essermi sensibilizzato molto. Potresti spiegare, brevemente a tutti quanti perchè il termine “sovietico” è visto malamente, in modo da far chiarezza?

Qui risponde lo studioso di scienze politiche laureatosi alla Cattolica e appassionato di geopolitica. Il termine “sovietico” deriva dal termine russo “sovet” ovvero consiglio e per estenzione il consiglio di fabbrica. Le prime riunioni politiche antiregime zarista avvennero nelle fabbriche pietrogradesi nell’inverno 1916/17 sotto l’egida del Consiglio interno degli operai. Quindi una volta tornato in patria, Lenin proclamo’ nel novembre del ’17 (ottobre per l’antico calendario russo) la “rivoluzione (guidata) dei soviet” e successivamente l’Unione delle Repubbliche socialiste dei soviet locali o SSSR in russo e URSS in italiano.
Quindi sovietico si fonde con comunista, non gia’ nella edulcorata accezione berlingueriana ma rappresenta la cruda etichetta di morte che vide,ad esempio, milioni di cadaveri nella guerra civile combattuta senza tregua tra il 1918 e il 1922, oppure nella deliberata carestia scatenata da Stalin nell’inverno 1932-33 in Ucraina. E poi, la firma del patto Molotov-Ribbentropp e l’alleanza totale coi nazisti (cancellata dai testi di storia o indicata come un semplice “infortunio” della storia medesima) che porto’ all’attacco deliberato alla Finlandia e alla spartizione della Polonia coi nazisti, alle fosse di Katyn (in cui vennero passati per le armi cinquemila rappresentanti della borghesia e dell’esercito polacco prigionieri di guerra), all’invasione premeditata dei paesi baltici e alla doppia deportazione della popolazione borghese di questi stati nei gulag della inospitale Siberia, senza contare la confisca dei beni personali,le ruberie, la continua oppressione sia della guerriglia lituana (continuata sino al 1955/6 dai tanti combattenti per la liberta’ che si riparavano nelle foreste) sia delle liberta’ personali. Il regime sovietico è in realtà un modo di concepire la vita senza badare minimamente all’individuo e alle sue liberta’. Esso è un pensiero politico anti-umano che tuttora persiste vivamente nella politica putiniana e nel regime bielorusso.
Ecco perchè “sovietico” per tutti i popoli che hanno conosciuto l’oppressione in nome di un illusorio avvenire che non si avvererà mai, è sinonimo di brutalità e negatività per tutta l’Europa orientale. E se penso alle enormi potenzialita’ del grande popolo russo rimaste ancora inespresse, mi dolgo del prezzo che la sua gente ha pagato e sta pagando per aver accettato, anche passivamente, di sottostare al mito politico tartaro-russo del “vozhd” il capo assoluto che tutto può e determina, utilizzando convinzioni religiose od ideologiche solo per sottomettere intere nazioni al volere di un tiranno.

Un grazie a Luca che ha risposto in maniera schietta e sincera alle nostre domande! Qualche tempo fa, ormai nel 2019, avevamo intervistato Karolis, addetto stampa dell’A-Lyga!

Matteo Baltico
Amo il calcio e tutto ciò che concerne l'Est Europa, tanto che ho deciso di fondare questa pagina nel luglio del 2018. Amo parlare di questo tipo di calcio, ma adoro questo magnifico sport senza nè limiti e confini spaziando dal Laos sino a Cuba. Fin qua nulla di speciale, ma quanta gente conoscete che guarda il campionato kirghizo e tagiko? Ecco, ne avete trovato uno...
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